Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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I principali fatti del giorno in pillole per le imprese: economia, finanza, fisco, procedure fallimentari, consulenza del lavoro e finanziamenti.

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PROROGHE E NOVITA' IN MATERIA DI DETRAZIONI DI RECUPERO EDILIZIO E RISPARMIO ENERGETICO NELLA LEGGE DI BILANCIO 2021

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 15.20

La Legge di Bilancio 2021 ha disposto la proroga delle detrazioni maggiorate sugli interventi di recupero edilizio e risparmio energetico.

Nello specifico il legislatore ha confermato le detrazioni sul recupero edilizio per le spese sostenute fino al prossimo 31.12.2021, con aliquota al 50% su un massimo di spesa di 96.000 euro. Qualora dalla realizzazione degli interventi derivi una riduzione del rischio sismico che determini:

- il passaggio ad una classe di rischio inferiore, la detrazione dell’imposta spetta nella misura del 70% della spesa sostenuta (75% se su parti comuni edificio);

- il passaggio a due classi di rischio inferiore, la detrazione spetta nella misura dell’80% (85% se su parti comuni edificio).

Prorogata alle stesse condizioni degli anni precedenti l’agevolazione sull’acquisto di arredi ed elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ nonché A per i forni per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Viene richiesto, secondo le nuove disposizioni, che:

1) l’intervento di recupero sia iniziato dal 01.01.2020;

2) le spese per gli arredi siano sostenute nel 2021.

L'unica modifica in relazione alla normativa sul bonus mobili è inerente l'incremento della spesa massima, pari a complessivi € 16.000. Il riparto dell'agevolazione è sempre in 10 rate annuali.

La detrazione sul risparmio energetico, è prorogata alle medesime condizioni previste per l’anno precedente. Le novità apportate nella Legge di Bilancio 2021 sono le seguenti:

  1. la detrazione è ridotta al 50% per le spese, sostenute dal 01.01.2018, relative agli interventi di acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi, di schermature solari e di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A. Sono esclusi dalla detrazione gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A;
  2. la detrazione si applica nella misura del 65% per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal citato regolamento delegato (UE) n. 811/2013 e contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti, o con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro, o per le spese sostenute all'acquisto e posa in opera di generatori d'aria calda a condensazione;
  3. viene prevista la detrazione del 65% delle spese per l'acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, sostenute dal 01.01.2018 al 31.12.2018, fino a un valore massimo della detrazione di 100.000 euro. Per poter beneficiare della suddetta detrazione gli interventi in oggetto devono condurre a un risparmio di energia primaria (PES) pari almeno al 20%;
  4. la detrazione nella misura del 50 per cento si applica alle spese sostenute nell'anno 2018 per l'acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro;
  5. per le spese relative agli interventi su parti comuni di edifici condominiali ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3 finalizzati congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica spetta una detrazione nella misura dell'80 per cento, ove gli interventi determinino il passaggio ad una classe di rischio inferiore, o nella misura dell'85% ove gli interventi determinino il passaggio a due classi di rischio inferiori. La predetta detrazione è ripartita in dieci quote annuali di pari importo e si applica su un ammontare delle spese non superiore a euro 136.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio.

Confermato il bonus verde per tutto il 2021 nei medesimi limiti previsti per gli anni precedenti, cioè il 36% sulle spese sostenute e su una spesa massima di 5.000 euro per la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici e per la realizzazione di coperture a verde e giardini pensili.

Infine è prorogato il bonus facciate, ovvero la detrazione pari al 90% da applicarsi alle spese sostenute sulle strutture opache della facciata, su balconi, sui fregi e sugli ornamenti, inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna finalizzati al recupero e al restauro della facciata esterna degli edifici ubicati nelle zone A e B del DM 1444/68 (centri storici o centri totalmente/parzialmente edificati). L'agevolazione è ripartita in 10 quote annuali.

Con riferimento al c.d. Superbonus, si segnalano le seguenti novità:

a) la proroga della detrazione alle spese sostenute fino al 30.06.2022, nonché la ripartizione in 4 quote annuali del beneficio per le spese sostenute nell’anno 2022;

b) inserimento tra i soggetti beneficiari delle persone fisiche con riferimento agli interventi su edifici composti da due a quattro unità abitative distintamente accatastate;

c) inserimento tra gli interventi trainati degli interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro dell’edificio con un incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda, degli interventi di isolamento del tetto, a prescindere dal fatto che sia presente un sottotetto riscaldato o meno;

d) inserimento tra gli interventi trainati di quelli finalizzati alla eliminazione della barriere architettoniche;

e) l’estensione della detrazione agli impianti solari fotovoltaici su strutture pertinenziali agli edifici;

f) la previsione di nuovi limiti di spesa per gli interventi di installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici;

g) viene prorogata la possibilità di optare per la cessione del credito relativo alla detrazione spettante o per il c.d. “sconto sul corrispettivo”.


Dott. Caglieri Simone



ESONERO CONTRIBUTIVO AL 100% PER L'ASSUNZIONE DI DONNE

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 13.15

L’art. 1 co. 16-19 della L. 178/2020 (legge di bilancio 2021) prevede, in via sperimentale, per le assunzioni di donne lavoratrici effettuate nel biennio 2021-2022, che l’esonero contributivo di cui all’art. 4 co. da 9 a 11 della L. 92/2012 sia riconosciuto nella misura del 100%, nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui.

Ai fini del diritto all’esonero, le assunzioni di cui al co. 16 devono comportare un incremento occupazionale netto, calcolato sulla base della differenza tra:

- il numero dei lavoratori occupati rilevato in ciascun mese;

- il numero dei lavoratori mediamente occupati nei 12 mesi precedenti.

L’esonero previsto dalla legge di bilancio 2021 è:

- concesso ai sensi della sezione 3.1 della Comunicazione della Commissione europea C(2020) 1863 final, del 19.3.2020, recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, e nei limiti e alle condizioni di cui alla medesima Comunicazione;

- subordinato all’autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell’art. 108, par. 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.


FONTE: EUTEKNE



IL FISCO AIUTA CHI METTE SOLDI NELLE PMI

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 10.55

Il fisco tende una mano a chi mette soldi nelle pmi. Benefici fiscali quali la non tassazione di redditi di capitale e redditi diversi soggetti ordinariamente, ad imposizione sostitutiva, spetteranno a chi investe con finalità di risparmio in quote di srl. A condizione che si tratti di piccole e medie imprese costituite, appunto, sotto la forma di società a responsabilità limitata. E in caso di minusvalenze, da quest'anno è possibile fruire a certe condizioni di un credito d'imposta. L'Agenzia delle entrate ha posto ieri in consultazione la bozza di circolare sui piani di risparmio a lungo termine (Pir) dedicati ai privati. I soggetti interessati hanno tempo fino al 16 febbraio 2021 per inviare le proprie osservazioni e proposte all'indirizzo di posta elettronica [email protected] Il documento di prassi è finalizzato, essenzialmente, ad approfondire le novità normative che si sono succedute dalla prima norma contenuta nella legge di Bilancio del 2018 attraverso gli interventi effettuati con il dl 34 del 2019 e con l'introduzione, da parte della legge di bilancio 2021, di uno specifico credito di imposta nel caso in cui gli investimenti producano minusvalenze. La parte iniziale del documento passa in rassegna le caratteristiche principali dei Pir, precisando come diano la possibilità di ottenere alcuni benefici fiscali (quali la non tassazione di redditi di capitale e redditi diversi soggetti ordinariamente, ad imposizione sostitutiva) a fronte di ben determinate tipologie di investimento a finalità di risparmio. Detti investimenti possono essere effettuati sia in equity ovvero apportando somme che rappresentano debiti per il soggetto che le acquisisce. Una delle condizioni per fruire dei benefici fiscali è mantenere l'investimento per almeno cinque anni. In relazione agli interventi normativi che si sono succeduti nel tempo, viene descritto quanto previsto dalla legge di bilancio per il 2019 che ha introdotto nuovi vincoli alla disciplina dei Pir al fine di indirizzare le risorse verso le piccole e medie imprese. Viene poi illustrato quanto previsto dalle ulteriori previsioni normative in materia dei cosiddetti Pir alternativi, con particolare rilievo a quanto previsto dai commi da 221 a 225 della legge di bilancio per il 2021. Detta disposizione, come anticipato, in relazione alle entità costituite a far data dall'1 gennaio di quest'anno, ha introdotto la possibilità di fruire di un credito di imposta pari alle eventuali minusvalenze relative agli investimenti effettuati entro la fine del 2021 a condizione che gli stessi siano mantenuti per un quinquennio. Detto credito è utilizzabile in dieci periodi di imposta pro quota nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta nel quale è realizzata la minusvalenza. L'utilizzo avviene mediante compensazione e, in caso di incapienza dell'imposta lorda può essere riportato a nuovo. Peraltro, questo arco temporale è generalmente quello previsto per ottenere i benefici fiscali inizialmente delineati in relazione alla non imposizione di alcune tipologie di redditi che, come detto, ordinariamente sarebbero tassati con imposizione sostitutiva nell'ambito dei redditi di capitale e dei redditi diversi.


FONTE: ITALIAOGGI



SCENARI POST-BREXIT: INCIAMPA L'EXPORT ALIMENTARE VERSO LONDRA

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 09.20

C’era una volta il raviolo al ripieno di gamberi. Lo produceva un’azienda italiana e lo mangiavano i londinesi, che lo compravano al banco frigo dei supermercati Sainsbury’s. C’era, ma con la Brexit non c’è più. Perchè è vero che l’accordo di uscita del Regno Unito dalla Ue ha risparmiato dai dazi i prodotti agroalimentari. Ma se dentro un determinato cibo c’è per caso un ingrediente che occupa più del 30% del peso e che ahimé proviene da fuori Ue, allora il dazio lo si paga, eccome. Così, se il raviolo made in Italy in questione è fatto con gamberi reali thailandesi, lo sdoganamento alle porte di Londra diventa difficile. Talmente difficile che, per il momento, l’unica soluzione è quella di non esportarlo più, almeno per un po’. Benvenuti all’ufficio complicazioni affari semplici post Brexit.

Dal distributore alle grandi catene

Di esempi come questi, Natasha Linhart potrebbe farne parecchi. Di origini inglesi, è alla guida di Atlante, il distributore bolognese che ha l’esclusiva sull’estero per un migliaio di prodotti alimentari italiani. Rifornisce catene come Carrefour, Costco, Aldi. Ed è il distributore esclusivo per l’Italia dei supermercati Sainsbury’s, appunto: «Stavamo per aggiungere ai nostri cataloghi un particolare peperoncino ripieno di tonno, capperi e acciughe - racconta - ma l’azienda italiana che lo produce acquista il tonno dal Nordafrica. Per il momento abbiamo dovuto accantonare il progetto». La soluzione? «Ci sarà, certo, ed è quella di vivisezionare gli ingredienti di ogni singolo alimento che andiamo a distribuire in Gran Bretagna, così sapremo quanto dazio occorre pagare ogni volta. Ma per fare questo ci vuole tempo e ci vogliono risorse». Tanto che in questi giorni sono molte, le piccole aziende che bussano alla porta di Atlante: «Ci chiedono di esportare in Gran Bretagna anche per loro - dice Linhart - perché da sole non riescono a gestire questo surplus di burocrazia».

Orari ridotti

Intoppi, carte, costi che si aggiungono. E tempi che si dilatano. «Le dogane inglesi - racconta ancora l’ad di Atlante - ogni giorno chiudono alle 18. Il venerdì poi chiudono a mezzogiorno fino al lunedì mattina non riaprono. Se un camionista arriva tardi, di venerdì, è costretto a fermarsi tutto il weekend. E finisce che di quel prodotto, al lunedì, gli scaffali di Sainsbury’s sono vuoti». Un bel problema. Se poi il cibo in questione è una ricotta o una burrata, il problema diventa questione vitale.

Rischio di sprecare prodotti

Per il Frantoio Muraglia, di Andria, questi primi 20 giorni di Brexit sono addirittura stati sinonimo di operazioni saltate e olio invenduto: «Gli importatori sono disorientati - racconta il titolare, Savino Muraglia, che è anche presidente di Coldiretti Puglia - gli hub degli spedizionieri sono intasati, l’ingresso delle merci attraverso le dogane inglesi è talmente rallentato che i corrieri preferiscono annullare alcune operazioni. Stavo crescendo parecchio, con le vendite, a fine 2020, e ora a gennaio perdo fatturato». I tempi di transito delle merci sono aumentati tra il 50 e il 100%, poi vanno aggiunti gli extra-costi amministrativi e burocratici. «Senza contare gli effetti a catena sul resto del mondo - dice Muraglia - l’attenzione degli spedizionieri è talmente concentrata su Londra che l’altro giorno mi sono visto annullare un ordine diretto a Hong Kong».

Costi “occulti” aggiuntivi

E se i dazi tra Ue e Uk sono stati scongiurati, presto potrebbero essercene in arrivo di “mascherati”. Antonella Di Tonno guida la tenuta Talamonti, che dall’Abruzzo spedisce in Inghilterra bottiglie di Montepulciano, Trebbiano e Pecorino: «In Europa, la Gran Bretagna è sempre stata quella con le accise più alte sul vino: in Italia e in Germania ammontano a zero, a Londra si pagano 297 sterline ogni 100 litri di vino. Non solo queste tasse restano alte, ma i nostri importatori ci hanno preannunciato che a marzo è addirittura in arrivo un aumento». Anche le casse di Montepulciano d’Abruzzo hanno visto lievitare i tempi di sdoganamento: «Prima della Brexit le enoteche ordinavano il venerdì e il martedì avevano le bottiglie a scaffale - racconta la titolare della cantina - oggi il rallentamento delle operazioni alle dogane hanno portato i tempi ad almeno due, se non tre settimane». Normalmente, i costi di questi fermi di magazzino sarebbero a carico dell’importatore, ma in questi giorni difficili c’è chi ha deciso di farsene carico, pur di agevolare le spedizioni: come la cantina Serena Wines di Conegliano, che a Londra esporta Prosecco, uno dei simboli delle vendite agroalimentari made in Italy al Regno Unito. Oltre ai costi di magazzino, alla Serena Wines raccontano di essersi dovuti accollare anche le spese per i nuovi pallet. Già, perchè ora che la Gran Bretagna è un Paese extracomunitario, al pari degli altri vuole i bancali fumigati. Per essere certa che nessun insetto proveniente da lontano venga incautamente trasportato sul suolo inglese.


FONTE: SOLE24ORE



RISTORI, ALLO STUDIO UNA PROROGA DELLA CASSA COVID DA 26 SETTIMANE

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 08.15

La proroga degli ammortizzatori sociali e il rebus del blocco dei licenziamenti, in scadenza alla fine di marzo. Sono i temi forti del nuovo decreto Ristori, il quinto, che seguirà il nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi. Sul primo fronte, secondo quanto filtra alle agenzie il governo lavora a una ipotesi di estesione rafforzata della Cig Covid: si andrebbe fino a 26 settimane per assegno ordinario e cassa in deroga, un allungamento rispetto alle 18 settimane delle quali si era parlato nei giorni scorsi e a cui aveva fatto riferimento Nunzia Catalfo, titolare del Lavoro. In parallelo si dovrebbe anche confermare l'esonero contributivo alternativo all'utilizzo della cassa Covid, per chi fa rientrare i dipendenti al lavoro.

"Siamo consapevoli della necessità di un intervento perequativo per coloro i quali sono stati sacrificati dai criteri che hanno consentito la rapida erogazione dei ristori. Di questo, così come del necessario prolungamento del sostegno all'economia per i settori colpiti dalle nuove misure restrittive si occuperà il prossimo decreto", ha spiegato il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, nel corso dell'audizione nelle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sulla richiesta del nuovo scostamento da 32 miliardi.

Gualtieri: "Mobilitati 108 miliardi anti-Covid, solo la Germania ha fatto tanto"

Gualtieri ha innanzitutto fatto il punto sulle iniziative prese fin qui. Davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, ha sciorinato i numeri: "Nel 2020, in termini di indebitamento netto, il settore delle imprese, considerando anche gli interventi fiscali, ha beneficiato di interventi per oltre 48 miliardi; al lavoro e al sociale sono stati destinati circa 35 miliardi; agli enti territoriali sono stati destinati oltre 12 miliardi di euro; la sanità ha ricevuto maggiori risorse per oltre 8 miliardi; i servizi pubblici e sociali sono stati potenziati con ulteriori 4,5 miliardi". Complessivamente ha rivendicato misure "pari a circa il 6,6% del Pil, 108 miliardi a cui si aggiungono 300 miliardi di crediti oggetto di moratoria e 150 miliardi di prestiti garantiti erogati: si tratta di uno degli interventi più rilevanti in Europa e paragonabile per entità solo a quello messo in campo dalla Germania". Soltanto il totale di ristori e contributi a fondo perduto "supera 10 miliardi".

Per quel che riguarda il prossimo testo, "l'ultimo nelle intenzioni del governo", oltre al sostegno delle attività in difficoltà, Gualtieri ha citato i settori dei trasporti e le strutture sanitarie per quel che riguarda la distribuzione dei vaccini come ambiti sui quali si andrà a lavorare con il nuovo Ristori. Confermata la "rimodulazione" dell'attività di riscossione per evitare assembramenti agli sportelli delle Entrate e per "ridurne l'impatto" economico.

Misiani: Blocco licenziamenti per settori in crisi

Del testo ha parlato anche il viceministro dell'Economia, Antonio Misiani, che intervenendo su Radio 24 ha confermato le recenti notizie sull'impostazione del decerto. A cominciare dal superamento del criterio dei codici Ateco per distribuire le risorse tra le aziende colpite dalla pandemia. "Ci stiamo orientando - ha spiegato Misiani - verso un intervento generalizzato che superi la logica dei codice Ateco e dei colori delle regioni ma guardi alla perdita di fatturato e agli aiuti già ricevuti, perché una serie di realtà hanno ricevuto aiuti consistenti mentre altri in misura minore e purtroppo alcuni non hanno ricevuto alcun aiuto. Noi abbiamo il dovere di dare una mano innanzitutto a chi ha avuto di meno nel corso del 2020". Sulla perdita di fatturato per accedere ai ristori, la soglia del 33%, ha detto ancora Misiani, "è quella che abbiamo usato in tanti interventi ed è la soglia che abbiamo stabilito di intesa con l'opposizione anche per la decontribuzione del lavoro autonomo e dei professionisti, che noi vogliamo completare con il ristoro aggiungendo un altro miliardo e mezzo a quello già stanziato in legge di bilancio. E' possibile che questa sia la soglia di riferimento".

Quanto al blocco dei licenziamenti, Misiani ha spiegato che se da una parte "non possiamo permetterci un'ondata di licenziamenti" dall'altra "non possiamo nemmeno andare avanti con la logica esclusivamente di emergenza. Credo che il blocco dei licenziamenti debba essere prorogato per i settori maggiormente in crisi mentre chi ha recuperato i livelli del 2019 credo che debba lavorare ritornando progressivamente alla normalita".


FONTE: REPUBBLICA



LA MORATORIA SUI MUTUI NON PRODUCE BENEFICI SUL CONTO ECONOMICO 2020

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 13.15

L’art. 56 del DL 18/2020 (“Cura Italia”), così come modificato dapprima dal DL 104/2020 (conv. L. 126/2020) e successivamente dalla L. 178/2020 (legge di bilancio 2021), prevede la possibilità di sospendere il pagamento dei mutui e degli altri finanziamenti a rimborso rateale fino al 30.6.2021.

In caso di sospensione della sola quota capitale della rata, come chiarito dal MEF, “gli interessi sul capitale ancora da rimborsare sono corrisposti alle scadenze originarie”.

Pertanto, nel bilancio 2020, fermo restando il debito a Stato patrimoniale, devono essere ordinariamente rilevati la maturazione e il pagamento degli interessi passivi.

In sede di chiusura dell’esercizio si devono imputare gli eventuali interessi passivi di competenza maturati ma non ancora corrisposti.

In caso di sospensione dell’intera rata, comprensiva degli interessi passivi, invece, l’ammontare degli “interessi che maturano durante il periodo della sospensione” “sarà ripartito in quote nel corso dell’ammortamento residuo”. Conseguentemente, gli interessi passivi maturati sono “spalmati” sulle rate dovute e, al termine del periodo di sospensione, la rata sarà maggiore. Nel caso di non applicazione del costo ammortizzato, in sede di chiusura devono essere imputati gli interessi passivi di competenza, ovvero quelli maturati e non corrisposti per effetto della moratoria. L’eventuale quota a cavallo dell’esercizio è imputata mediante la rilevazione di ratei passivi.

Occorre, inoltre, riparametrare il risconto attivo dei costi iniziali di transazione alla mutata durata del finanziamento.


FONTE: EUTEKNE



CORTE DEI CONTI: IL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI FUNZIONA MA FAVORISCE IL NORD

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 09.50

Il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese "risponde all`intento di garantire la tenuta e l`equilibrio del sistema economico favorendo la crescita e lo sviluppo delle Pmi" tanto che in dieci anni ha "registrato un tasso di crescita di circa l`815%, svolgendo quel ruolo correttivo rispetto alle disfunzioni/fallimenti del mercato del credito" e, tra il 2012 e il 2018, ha generato un "effetto moltiplicatore di circa 10 volte l`ammontare delle risorse pubbliche accantonate, evidenziando la notevole efficacia dello strumento". Lo scrive la Corte dei Conti nel Rapporto sulla gestione del fondo di garanzia per le Pmi.

La Corte tuttavia evidenzia uno "squilibrio a favore dell`Italia settentrionale nella percentuale di finanziamenti attivati e, contestualmente, una sensibile riduzione delle domande accolte nel Centro Italia". Tanto che la relazione invita "ad una riflessione in ordine alle ragioni e alle possibili strategie di superamento di questa condizione di squilibrio".

"Nel decennio tra il 2008 e il 2018 - si legge nella Relazione - il finanziamento garantito dal Fondo ha registrato un tasso di crescita che ha raggiunto una percentuale di circa l`815%, svolgendo proprio quel ruolo correttivo (rimedio) rispetto alle disfunzioni/fallimenti del mercato del credito e, tra il 2012 e il 2018, ha generato un effetto moltiplicatore di circa 10 volte l`ammontare delle risorse pubbliche accantonate, evidenziando la notevole efficacia dello strumento".

Nel 2018 l`incremento delle garanzie rilasciate è molto alto rispetto al 2012, anno di inizio dell`indagine, e "raggiunge il 240%. Una crescita dell`importo finanziato (pari allo 0,9%) si registra anche per il 2019".

"In considerazione dei dati relativi alla distribuzione territoriale delle garanzie, nel periodo 2012-2018, (56,8% dei finanziamenti garantiti attivati nel nord Italia, 25,5% nel Sud, 17,6% nel Centro) e ravvisato, nell`anno 2018 rispetto ai sei anni precedenti, uno squilibrio a favore dell`Italia settentrionale nella percentuale di finanziamenti attivati e, contestualmente, una sensibile riduzione delle domande accolte nel Centro Italia", la Corte invita "ad una riflessione in ordine alle ragioni e alle possibili strategie di superamento di questa condizione di squilibrio".

Tra le raccomandazioni la Sezione sottolinea, inoltre, "la necessità che venga condotto un continuo e attento monitoraggio dell`evoluzione della qualità dei crediti garantiti e - ove necessario - si proceda tempestivamente ad accrescere gli accantonamenti che fronteggiano le garanzie concesse".


FONTE: ITALIAOGGI



 

 

 

 

IL COVID SPAZZA VIA I RISTORANTI: - 66,8%

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 08.50

La sera prima di licenziare tutti e 30 i miei dipendenti, ho sognato che i miei figli stavano morendo, sepolti vivi dalle macerie, mentre io continuavo a scavare nel posto sbagliato, a qualche metro di distanza da dove stavano soffocando. Mi sono girata e ho visto il tallone del calzino blu del più piccolo che sbucava dalla terra nera. Ormai, però, era troppo tardi. Prune, il mio ristorante di Manatthan, avrebbe chiuso i battenti alle 23:59 del 15 marzo. Avevo un solo elemento su cui basarmi: il saldo del conto corrente». Sono le parole di Gabrielle Hamilton, chef di un ristorante newyorkese che ad aprile ha scritto la sua storia sul New York Times. Una storia che racconta al tempo stesso la storia di tanti chef e ristoratori di tutto il mondo che all’improvviso, con l’emergenza sanitaria, hanno assistito a un tracollo dei loro guadagni. Diventato poi fatale per molti, persino per i locali più blasonati delle grandi città.

Chiusure in serie: a Milano addio ai locali più blasonati

A Milano ha chiuso lo storico Paper Moon a pochi passi da Piazza San Babila aperto nel ‘77 da Pio Galligani e dalla moglie Enrica del Rosso. Poi è stata la volta di Filippo La Mantia con la chiusura di «Oste e cuoco» di piazza Risorgimento e poi ancora di «Attimi» di Heinz Beck che aveva scommesso sulla zona di City Life ma che con il prolungamento dello smart working e gli uffici semi deserti, ha deciso di abbandonare l’impresa. E se questa è la situazione di locali abituati a fare il tutto esaurito, non va meglio a tutti gli altri ristoranti che si sono ritrovati all’improvviso ad affrontare periodi prolungati di soli costi. Il 2020 si è chiuso così con tutti i settori in sofferenza ma è stata proprio la ristorazione, secondo l’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi elaborato da Confimprese-Ey, a pagare maggiormente lo scotto della crisi. Nel mese di dicembre la ristorazione ha registrato un crollo del 66,8% rispetto al mese precedente e -46,8% sull’intero anno. Peggio hanno fatto solo i viaggi con il travel a -67,2% a dicembre e -59,7% in tutto l’anno.

Consumi e fatturato a picco

Secondo la Federazione italiana dei pubblici esercizi nei primi nove mesi del 2020 la ristorazione ha perso 23,4 miliardi di euro. E solo nell’ultimo trimestre dell’anno la contrazione del fatturato è stata del 16,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un profondo rosso ben visibile nelle strade delle nostre città con saracinesche abbassate, ingressi sbarrati, tavolini impilati e sedie accatastate. A volte per sempre. Gli ultimi dati Istat, relativi ad un’indagine campionaria molto ampia (riferita ad un universo di 1.019.786 imprese di 3 e più addetti che operano nel settore dell’industria e dei servizi) effettuata tra ottobre e novembre, parlano di 73.000 imprese chiuse, circa il 7,2% del totale.

Quasi 400 mila imprese a rischio chiusura

E le stime che arrivano dalle associazioni di imprenditori vedono nero anche nel 2021: Confcommercio parla di chiusura definitiva di oltre 390 mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato, fenomeno non compensato da nuove aperture, per cui la riduzione del tessuto produttivo nei settori considerati ammonterebbe a quasi 305mila imprese (-11,3%). Di queste, 240mila, esclusivamente a causa della pandemia. «Per i ristoranti — ha scritto Gabrielle Hamilton sul Nyt — la chiusura forzata dovuta al Covid è stata soltanto l’operazione odontoiatrica o l’appendicectomia che ci si ritrova a dover affrontare quando l’assicurazione sanitaria non ti copre . Queste chiusure elimineranno i più deboli e i più vulnerabili. Ma chi siano esattamente, tra di noi, i più deboli e i più vulnerabili, non è poi così ovvio».


FONTE: CORRIERE DELLA SERA

 



IL 2020 ANNO NERO PER LE AUTO

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 08.00

L’Europa dell’auto ha perso nel 2020 un quarto dei suoi volumi. Questo il bilancio definitivo di un anno che il settore automotive farà fatica a dimenticare. Le immatricolazioni nell’intera area, compreso dunque Regno Unico e Efta, sono calate del 24,3%, a quota 11 milioni e 961.182 unità. Un livello, ricorda il Centro Studi Promotor, che torna al 1994, 26 anni fa.

Lockdown e pandemia da Covid 19 non hanno risparmiato alcun paese, con le vendite in calo in tutti e 30 i mercati dell’area e un picco negativo in Croazia, dove le immatricolazioni sono crollate del 42,8%.

Si tratta, come evidenzia l’Acea, l’organizzazione europea a che raccoglie le case automobilistiche, del calo più pesante nella storia del settore, con una perdita netta di quasi quattro milioni di esemplari sul mercato. Nel mese di dicembre, in particolare, la contrazione delle immatricolazioni è stata del 3,7%, contenuta per effetto dei provvedimenti adottati per sostenere il mercato in alcuni paesi, con Francia e Italia che hanno registrato cali a due cifre mentre la Germania è cresciuta nel mese del 9,9%, stabile infine la Spagna. Le prospettive per il 2021, però, restano fortemente negative sia per l’andamento della pandemia che per l’esaurirsi nel corso del 2020 di importanti misure di sostegno della domanda, non rinnovate nell’anno in corso.

Volkswagen, il primo gruppo europeo per volumi perde il 21,7% delle immatricolazioni nell’anno e aumenta la sua quota di mercato di quasi un punto, al 25,4%. Alla luce della fusione, i marchi della neonata Stellantis rappresentano nel Vecchio Continente il 20,3% della quota di mercato, con un calo nell’anno del 26% per Fca e del 30,3% per il Gruppo Psa. Recuperano entrambi nel mese di dicembre che chiude con volumi in crescita grazie alle performance di tutti i brand di casa Fca – Jeep ad esempio cresce del 19,7% – e di Opel per quanto riguarda la scuderia Psa.

Renault mantiene la terza posizione sul mercato europeo e perde nel 2020 un quarto dei volumi mentre chiude il mese di dicembre a -15,6%. Bmw e Hunday migliorano la quota di mercato in Europa ma perdono nell’anno rispettivamente il 19,2 e il 21%. Toyota riduce le perdite e fa meglio del mercato con un calo delle immatricolazioni al 13% e una quota di mercato salita dal 5,1 al 5,8. Ford scivola dal 6,1 al 5,5% e perde nel corso dell’anno il 31,7% di immatricolazioni.

Mobilità elettrica spinta dagli incentivi

Sono stati gli incentivi varati dai governi per ridurre il calo di mercato ad aver spinto in avanti la mobilità elettrica, che ha visto crescere la sua quota di mercato, come sottolinea Gian Primo Quagliano del Centro Studi Promotor. Tra i mercati più sensibili alla nuova mobilità ci sono la Germania e il Regno Unito, che hanno superato il tetto del 10%. Tra i 5 major market, meglio di tutti ha resistito la Germania dove le immatricolazioni sono calate del 19,1%, peggio fa la Francia che nonostante un piano di incentivi sostanzioso a sostegno della domanda chiude con un calo del 25,5%. Al terzo posto l’Italia con una perdita del 27,9% sul 2019. Il Regno Unito ha fatto registrare un calo del 29,4% e la Spagna chiude in maglia nera (-32,3%) nonostante il recupero di dicembre.


FONTE: SOLE24ORE



CREDITO D'IMPOSTA DEL MEZZOGIORNO

Pubblicato il 18 gennaio 2021 alle 15.55

Le imprese che intendono acquisire beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo possono beneficiare di un credito d’imposta sulle spese sostenute fino al 31/12/2022.

La misura dell’agevolazione è quantificata come segue:

  • Per le piccole imprese l’aliquota del credito d’imposta è pari ad 45% (30% per Molise e Abruzzo) con un massimlale di agevolazione pari a 3 milioni di euro;
  • Per le medie imprese l’aliquota del credito d’imposta è pari ad 35% (20% per Molise e Abruzzo) con un massimlale di agevolazione pari a 10 milioni di euro;
  • Per le piccole imprese l’aliquota del credito d’imposta è pari ad 25% (10% per Molise e Abruzzo) con un massimlale di agevolazione pari a 15 milioni di euro.

Sono agevolabili gli investimenti facenti parte di un progetto di investimento relativo l’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinate a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio. Detto ciò, sono comunque escluse dall’agevolazione le imprese operanti nei seguenti settori:

- Industria siderurgica;

- Industria carbonifera;

- Industria della costruzione navale;

- Industria delle fibre sintetiche;

- Industria dei trasporti e delle relative infrastrutture;

- Industria della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche;

- Settori creditizio, finanziario e assicurativo.

Se i beni oggetto dell'agevolazione non entrano in funzione entro il secondo periodo d'imposta successivo a quello della loro acquisizione o ultimazione, il credito d'imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni non entrati in funzione. Se, entro il quinto periodo d'imposta successivo a quello nel quale sono entrati in funzione, i beni sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ovvero destinati a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all'agevolazione, il credito d'imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti.

Per essere ammessi all’incentivo non è richiesto alcun requisito inerente la sede legale poiché è sufficiente che i beni strumentali siano destinati ad una struttura produttiva localizzata in una regione tra quelle ammesse all’agevolazione.


Dott. Caglieri Simone




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