Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale e finanziario, esperto in crisi d'impresa

Rassegna stampa

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I principali fatti del giorno in pillole per le imprese: economia, finanza, fisco, procedure fallimentari, consulenza del lavoro e finanziamenti.

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PATRIMONIO FALLIMENTARE INSENSIBILE ALLE VICENDE CHE PREGIUDICANO I CREDITORI

Posted on 8 April, 2020 at 13:55

Il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo studio 17.2.2020 n. 19-2020/E, ha fornito alcuni chiarimenti sulle problematiche connesse alla morte del fallito in pendenza di fallimento, anche alla luce del DLgs. 14/2019. L’analisi è condotta confrontando le soluzioni prospettate per il fallimento con quelle proposte per l’espropriazione singolare.

La morte del debitore in pendenza del fallimento (art. 12 del RD 267/42 e artt. 35 e 36 del DLgs. 14/2019) pone il problema dell’inopponibilità per il ceto creditorio degli atti di disposizione posti in essere dal fallito, ovvero anche di ogni vicenda che coinvolga il debitore, inclusa la morte.

La dichiarazione di fallimento, secondo lo studio, determina la sterilizzazione di ogni evento, inclusa la morte del fallito, che incide sulla titolarità dei beni del patrimonio fallimentare, rendendo più gravosa l’attività di liquidazione. La sterilizzazione riguarda anche il “fattore tempo”, con riguardo alla prescrizione ed all’usucapione.

Nel documento sono, altresì, esaminate la posizione del chiamato all’eredità, nonché la posizione di colui che abbia accettato con beneficio d’inventario. Inoltre, è analizzata la posizione dell’erede “puro e semplice”, che risponde nei confronti dei creditori del fallito (ma anche dei creditori personali) con tutti i suoi beni secondo le regole generali.

I creditori dell’erede, tuttavia, non possono soddisfarsi sui beni facenti parte del patrimonio fallimentare, se non dopo la chiusura del fallimento.


FONTE: EUTEKNE



PATRIMONIO FALLIMENTARE INSENSIBILE ALLE VICENDE CHE PREGIUDICANO I CREDITORI

Posted on 8 April, 2020 at 13:55

Il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo studio 17.2.2020 n. 19-2020/E, ha fornito alcuni chiarimenti sulle problematiche connesse alla morte del fallito in pendenza di fallimento, anche alla luce del DLgs. 14/2019. L’analisi è condotta confrontando le soluzioni prospettate per il fallimento con quelle proposte per l’espropriazione singolare.

La morte del debitore in pendenza del fallimento (art. 12 del RD 267/42 e artt. 35 e 36 del DLgs. 14/2019) pone il problema dell’inopponibilità per il ceto creditorio degli atti di disposizione posti in essere dal fallito, ovvero anche di ogni vicenda che coinvolga il debitore, inclusa la morte.

La dichiarazione di fallimento, secondo lo studio, determina la sterilizzazione di ogni evento, inclusa la morte del fallito, che incide sulla titolarità dei beni del patrimonio fallimentare, rendendo più gravosa l’attività di liquidazione. La sterilizzazione riguarda anche il “fattore tempo”, con riguardo alla prescrizione ed all’usucapione.

Nel documento sono, altresì, esaminate la posizione del chiamato all’eredità, nonché la posizione di colui che abbia accettato con beneficio d’inventario. Inoltre, è analizzata la posizione dell’erede “puro e semplice”, che risponde nei confronti dei creditori del fallito (ma anche dei creditori personali) con tutti i suoi beni secondo le regole generali.

I creditori dell’erede, tuttavia, non possono soddisfarsi sui beni facenti parte del patrimonio fallimentare, se non dopo la chiusura del fallimento.


FONTE: EUTEKNE



PATRIMONIO FALLIMENTARE INSENSIBILE ALLE VICENDE CHE PREGIUDICANO I CREDITORI

Posted on 8 April, 2020 at 13:55

Il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo studio 17.2.2020 n. 19-2020/E, ha fornito alcuni chiarimenti sulle problematiche connesse alla morte del fallito in pendenza di fallimento, anche alla luce del DLgs. 14/2019. L’analisi è condotta confrontando le soluzioni prospettate per il fallimento con quelle proposte per l’espropriazione singolare.

La morte del debitore in pendenza del fallimento (art. 12 del RD 267/42 e artt. 35 e 36 del DLgs. 14/2019) pone il problema dell’inopponibilità per il ceto creditorio degli atti di disposizione posti in essere dal fallito, ovvero anche di ogni vicenda che coinvolga il debitore, inclusa la morte.

La dichiarazione di fallimento, secondo lo studio, determina la sterilizzazione di ogni evento, inclusa la morte del fallito, che incide sulla titolarità dei beni del patrimonio fallimentare, rendendo più gravosa l’attività di liquidazione. La sterilizzazione riguarda anche il “fattore tempo”, con riguardo alla prescrizione ed all’usucapione.

Nel documento sono, altresì, esaminate la posizione del chiamato all’eredità, nonché la posizione di colui che abbia accettato con beneficio d’inventario. Inoltre, è analizzata la posizione dell’erede “puro e semplice”, che risponde nei confronti dei creditori del fallito (ma anche dei creditori personali) con tutti i suoi beni secondo le regole generali.

I creditori dell’erede, tuttavia, non possono soddisfarsi sui beni facenti parte del patrimonio fallimentare, se non dopo la chiusura del fallimento.


FONTE: EUTEKNE



LUCE, ACQUA E GAS: STOP ALLA SOSPENSIONE DELLE FORNITURE AI MOROSI, MORATORIA ESTESA FINO AL 13 APRILE

Posted on 8 April, 2020 at 10:05

L'autorità dell'energia Arera ha prorogato fino al 13 aprile la moratoria sulla sospensione di luce, gas e acqua ai consumatori morosi. In precedenza la misura era stata presa fino al 3 aprile ma, di pari passo con il Decreto che ci farà rimanere tutti a casa fino al 13, Arera si è adeguata. Allo stesso modo, le utenze che erano state già sospese dal 10 marzo scorso devono essere rialimentate.

 

Gli utenti che possono beneficiare di questa agevolazione sono:

- Per l'elettricità tutti quelli in bassa tensione;

 

- per il gas, tutti i clienti domestici e quelli non domestico con consumo non superiore ai 200.000 smc/anno

- per l'acqua, tutte utenze domestiche e non domestiche.

 

Non solo, Arera ha previsto agevolazioni che daranno una mano alle famiglie più in difficoltà anche dopo l'emergenza Coronavirus. Dopo il 13 aprile, infatti, i fornitori "interessati a disalimentare o ridurre la fornitura del cliente moroso" dovranno riavviare la procedura di sospensione e inviare una nuova lettera di messa in mora. Insomma: si riparte dal "via".

 

La nuova delibera Arera contiene altre novità: nel caso in cui il cliente non abbia pagato le bollette in scadenza o emesse nel periodo di blocco (10 marzo-13 aprile), gli operatori - ma solo quelli in regime di tutela, Placet e Servizio idrico integrato - devono inserire, nella prima lettera di sollecito o messa in mora, l'offerta di rateizzare gli importi senza interessi.

 

Ma quando si tratta di solleciti una delle prima preoccupazioni riguarda i tempi di consegna delle lettere. Che in questo periodo di lockdown e rallentamento di molti servizi, anche essenziali, è più che fondata. Arera ha stabilito che, proprio per minimizzare questo rischio, gli operatori potranno inviare le bollette anche in formato elettronico a tutti i clienti che abbiano fornito un indirizzo email o di cellulare (che fa pensare alla possibilità di inviare le lettere anche via Whatsapp).

 

Nella stessa comunicazione i clienti verranno anche informati del fatto che potranno pagare, volendo, con domiciliazione bancaria, postale o con carta di credito e farsi inviare tutte le successive bollette in formato elettronico.


FONTE: LA REPUBBLICA



EUROGRUPPO NIENTE INTESA SU MES E CORONABOND

Posted on 8 April, 2020 at 8:20

Dopo una contrastata maratona negoziale nel corso della notte, poco dopo le otto del mattino, il presidente portoghese dell’Eurogruppo Mário Centeno ha annunciato che non si è ancora riusciti a superare le forti divisioni tra Paesi membri del Sud e del Nord su quella che dovrebbe essere «una risposta coraggiosa all’epidemia di Covid-19» con «il più consistente e ambizioso pacchetto mai predisposto» dal suo organismo dei ministri finanziari. E ha riconvocato l’Eurogruppo per continuare i negoziati domani, sempre in teleconferenza.

«Dopo 16 ore di discussioni siamo arrivati vicino a un accordo, ma non ci siamo ancora – ha spiegato Centeno -. Ho sospeso l’Eurogruppo e continueremo domani, giovedì (9 aprile, ndr). Il mio obiettivo rimane: una forte rete di sicurezza Ue contro le conseguenze del Covid-19 (per proteggere i lavoratori, le imprese e i Paesi) e impegnarci in un consistente Piano di ripresa». La notizia del rinvio della trattativa ha pesato anche sui mercati finanziari: dopo un inizio di settimana con rialzi consistenti, le Borse europee hanno aperto in rosso, mentre lo spread Btp-Bund è schizzato oltre i 210 punti.

Le distanze tra Nord e Sud dell’Europa

In pratica restano nel negoziato sia i prestiti, sia la richiesta di un fondo per investimenti finanziato da debito comune con eurobond. Germania, Olanda, Austria e Finlandia hanno puntato a limitare gli aiuti Ue a prestiti per 540 miliardi: 240 del Fondo salva Stati (Mes) per i governi, 200 della banca comunitaria Bei per le imprese e 100 del progetto Sure anti-disoccupazione.

Ma Italia, Spagna, Francia e vari altri dei Paesi più in difficoltà hanno considerato insufficienti questi importi e contestato anche le condizioni e le scadenze dei rimborsi. In più hanno appoggiato una proposta del ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, di darsi «2-3 mesi per definire i dettagli di funzionamento» di un Fondo europeo per «una strategia di rilancio fondata sugli investimenti», tipo Piano Marshall, che dovrebbe essere finanziato con debito comune attraverso l’emissione di Recovery bond a 15/20 anni.

Bce: servono 1.500 miliardi

Anche la Banca centrale europea, presieduta dalla francese Christine Lagarde, che in base alla sua autonomia ha già attivato maxi immissioni di liquidità da centinaia di miliardi, secondo varie fonti ha allertato i ministri dell’Eurogruppo sulla necessità di 1.500 miliardi per sostenere la zona euro davanti all’emergenza coronavirus.

La posizione dell’Italia e il no al Mes

Centeno ha mediato un compromesso chiedendo «un impegno chiaro a favore di un piano di ripresa coordinato e consistente» perché il ricorso a Mes, Bei e Sure «non può essere separato dall’azione per la ripresa, non sono tempi per politiche abituali, dobbiamo mostrare ai cittadini che l’Europa li protegge».

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha escluso con determinazione compromessi al ribasso. Ma il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha accettato solo i prestiti dei tre strumenti esistenti perché «si tratta, concretamente ed esclusivamente, di fornire aiuto là dove serve», aprendo alla concessione di «condizioni minime» (senza l’austerità imposta in passato alla Grecia).

La durezza di Germania e Olanda

A Berlino considererebbero piani Ue per la crescita, eventualmente, dopo l’emergenza coronavirus. Il ministro olandese Wopke Hoekstra ha chiarito che il suo governo «non vuole gli eurobond», è «favorevole al Mes», ma «ci devono sempre essere delle condizioni». I prestiti del Fondo salva Stati sono limitati entro il 2% del Pil (circa 36 miliardi per l’Italia) e andrebbero restituiti in 5/10 anni rispettando parametri di finanza pubblica. Paesi del Sud hanno invece bisogno di importi ben più alti a 30/50 anni e senza restrizioni. Per i prestiti di Bei e Sure, da finanziare con eurobond, i 27 governi dovrebbero impegnare circa 50 miliardi in garanzie. L’Italia, per ottenere fino a 150 miliardi, dovrebbe poter superate di molto queste limitazioni.

L’appello finale di Francia e Germania

La maratona notturna non è stata così sufficiente per trovare un compromesso. Un segnale distensivo e incoraggiante è però poi arrivato da Francia e Germania. «Insieme a Olaf Scholz facciamo appello a tutti gli Stati Ue di essere all’altezza delle sfide eccezionali per arrivare a un accordo ambizioso», ha comunicato Le Maire.

In ogni caso l’esito dell’Eurogruppo di giovedì 9 aprile deve passare poi comunque alla trattativa finale nel massimo livello decisionale del Consiglio europeo dei 27 capi di Stato e di governo. «E’ il momento della responsabilità comune, della solidarietà e delle scelte coraggiose e condivise», ha aggiunto il ministro dell’Economia Gualtieri.


FONTE: CORRIERE DELLA SERA



EMERGENZA CORONAVIRUS: CI VORRANNO DUE ANNI PER TORNARE AI LIVELLI DI GENNAIO

Posted on 8 April, 2020 at 8:15

Le «giuste misure» di contenimento del virus portano a una frenata del Pil: occorreranno 2 anni per tornare ai livelli di gennaio 2020. Senza la liquidità immediata rischiamo di perdere 1 milione di imprese: il governo deve consentire alle banche di essere immediatamente operative con istruttorie in tempi record, degne dei periodi di emergenza. Poco più di metà delle imprese e metà dei lavoratori non si sono fermati: la fase due «può partire di qua».

Sono alcune delle risultanze del Focus Censis/Confcooperative su “Lo shock epocale: imprese e lavoro alla prova della “lockdown economy”, che analizza l’impatto dell’emergenza coronavirus sull’economia italiana, considerando una chiusura delle attività fino a maggio 2020, al netto ovviamente delle drammatiche conseguenze sociali che l’epidemia sta avendo sul Paese.

Dalla chiusura di attività un impatto da 1.321 miliardi

La dimensione economica del “lockdown” rilevata dal focus è pari a 1.321 miliardi di euro, che corrisponde al 42,4% del totale del fatturato dell’industria e dei servizi che complessivamente supera i 3.115 miliardi di euro.

Il “congelamento” delle attività ha prodotto un impatto che, in termini di fatturato, ha riguardato 660 miliardi di euro nell’ambito dei Servizi e 91 miliardi nelle Costruzioni, mentre per le imprese dell’Industria in senso stretto la restrizione d’attività ha avuto effetto su 570 miliardi di euro perduto

Nell’industria sospeso il 62% degli addetti

I provvedimenti di sospensione d’attività hanno avuto una maggiore incidenza, in termini di addetti, nel comparto dell’Industria in senso stretto (con il 62,2% degli addetti dipendenti e indipendenti sospesi, su un totale di 3 milioni e 987mila) e a seguire le Costruzioni (58,6% dei sospesi su 1,3 milioni di addetti) e i Servizi (35,8% su 11,4 milioni di addetti).

Strumenti di sostegno al reddito per quasi 15 milioni di lavoratori

Le misure di integrazione al reddito delle diverse categorie di occupati decisi dal governo riguardano il lavoro dipendente e il lavoro autonomo. Utilizzando le analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio nel primo gruppo, a fronte di una platea di 16,6 milioni di lavoratori, rientrano 10 milioni di lavoratori che ha già accesso alle diverse forme di cassa integrazione (60,2% sul totale dei dipendenti privati) e 4,7 milioni di occupati che possono beneficiare dell'estensione degli strumenti di integrazione salariale (il 28,3%).

Agevolazioni per 3 milioni di imprese

L’altra leva per contenere l’impatto dello shock ha riguardato le imprese con tre diverse tipologie di interventi: le misure di sostegno attraverso il sistema bancario, le agevolazioni tributarie, la sospensione dei versamenti e degli adempimenti di natura tributaria e dei termini in materia di accertamento, riscossione e processo tributario.

La platea dei destinatari di questi interventi, secondo le stime dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, sono circa 3 milioni e mezzo di imprese, individuate sulla base delle dichiarazioni fiscali di persone fisiche, società di persone, società di capitali. In termini economici queste imprese rappresentano circa 3.400 miliardi di ricavi e 450 miliardi in termini di retribuzioni erogate

Gardini: fase 2 per non cancellare il 20% delle imprese

Nel commentare la ricerca, secondo Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative «l’economia italiana inchioda e occorreranno 2 anni prima di poter ritornare ai livelli di Pil e di crescita stimata fino allo scorso gennaio. In condizioni di urgenza straordinaria il sistema necessita di misure straordinarie, coraggiose e soprattutto veloci che consentano di non spegnere i motori, altrimenti rischiamo, quando sarà passata l’emergenza, di lasciare sul tappeto 1 milione di imprese».

Quanto alla cosiddetta “fase 2” sulla ripartenza: « Poco più della metà delle imprese e dei suoi lavoratori non si sono fermati - aggiunge Gardini -. In qualche modo la fase 2 parte da qui, ma va alimentata con coraggio e decisione. Vanno tenuti accesi i motori del sistema imprenditoriale per consentire la ripartenza appena sarà possibile e cercare il rimbalzo ncessario per il nostro PIL. In caso contrario rischiamo di uscire da questo lockdown lasciando sul tappeto almeno il 20% delle imprese, poco meno di 1 milione di pmi, con conseguenze indescrivibili in termini di fatturato, occupazione e tenuta sociale del Paese».

A rischio il 66% dell’export

Lo tsunami economico provocato dal Covid19 arriva su un sistema produttivo italiano che eredita un quadro di stagnazione economica ventennale. «Occorrono meccanismi che garantiscano liquidità immediata a tutte le imprese che, dalle più piccole alle più grandi, sono in difficoltà». Per l’export è a rischio un valore di 280 miliardi pari al 65,8% del valore complessivo.

«Ecco perché le misure del governo – precisa Maurizio Gardini – devono consentire alle banche di essere immediatamente operative con istruttorie con tempi record, degne dei periodi di emergenza, superando il cronico problema della burocrazia che rallenta ogni processo».

E a proposito di liquidità, vanno saldati tutti i Debiti della PA. «Siamo maglia nera in Europa – aggiunge il presidente di Confcooperative – è il minimo che si possa fare: 53 miliardi dovuti dallo Stato alle imprese ( le cooperative sociali e quelle di produzione lavoro e servizi hanno crediti per circa 2 miliardi di euro)».


FONTE: SOLE24ORE



CREDITO IMPOSTA PER LOCAZIONI EMERGENZA COVID-19

Posted on 7 April, 2020 at 14:40

Il D.L. “Cura Italia” ha introdotto una serie di benefici a favore dei soggetti danneggiati dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza sanitaria in corso.

In particolare il legislatore ha riconosciuto un credito imposta per canone affitto di negozi e botteghe pari al 60% dell’ammontare della locazione di negozi e botteghe (immobili della categoria C/1) del mese di marzo 2020.

Con la circolare n. 8/E del 03/04/2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito quanto segue:

  • Hanno diritto al credito d’imposta esclusivamente le locazioni inerenti immobili accatastati nella categoria C/01 (sono esclusi gli affitti d’azienda);
  • L’agevolazione presuppone l’effettivo pagamento del canone del mese di marzo;
  • Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione a partire dal 25 marzo 2020;
  • Da tale agevolazione sono escluse le seguenti aziende:

- Ipermercati;

- Supermercati;

- Discount alimentari;

- Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari;

- Commercio al dettaglio di prodotti surgelati;

- Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici;

- Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco 47.2);

- Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati;

- Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni in esercizi specializzati (codice ateco 47.4);

- Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico;

- Commercio al dettaglio di articoli igenico-sanitari;

- Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione;

- Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici;

- Farmacie;

- Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica;

- Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati;

- Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale;

- Commercio al dettaglio di articoli di piccoli animali domestici;

- Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia;

- Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento;

- Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini;

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet;

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione;

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono;

- Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici;

- Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia;

- Attività delle lavanderie industriali;

- Altre lavanderie, tintorie;

- Servizi di pompe funebri e attività connesse.


Dott. Caglieri Simone



 

LE PROCEDURE DI SOVRAINDEBITAMENTO GIA' OMOLOGATE SI POSSONO SOSPENDERE

Posted on 7 April, 2020 at 13:40

Il documento FNC-CNDCEC 6.4.2020 propone la sospensione di tre mesi per le procedure di sovradebitamento omologate, relativamente ai piani del consumatore o agli accordi di ristrutturazione dei debiti, inclusa la possibilità di modificarne i contenuti.

L’art. 13 co. 4-ter della L. 3/2012 prevede la possibilità di modificare la proposta su cui si fonda il piano o l’accordo, qualora non sia possibile adempiere agli obblighi per cause non imputabili al debitore. Tale previsione può trovare applicazione in considerazione dell’attuale contesto emergenziale.

Ne consegue che i debitori, nei confronti dei quali sia già intervenuta l’omologazione, possono rimodulare le modalità e le tempistiche dell’esecuzione, avvalendosi dell’ausilio dell’OCC, al quale la L. 3/2012 attribuisce l’obbligo di risolvere le difficoltà insorte nell’esecuzione dell’accordo e di vigilare sull’esatto adempimento dell’accordo o del piano.

Gli OCC e per essi i gestori della crisi, nell’ambito di procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento giunte alla fase di esecuzione, possono predisporre, di concerto con il debitore, le modifiche al piano o all’accordo omologati che si rendano necessarie a causa delle misure contenitive approntate per evitare la diffusione del contagio, prevedendo nuove modalità e/o la dilazione delle tempistiche originariamente individuate.


FONTE: EUTEKNE



CORONAVIRUS E SCONTO SUGLI AFFITTI, TUTTE LE REGOLE PER GLI INQUILINI

Posted on 7 April, 2020 at 10:45

Sconto sugli affitti causa Coronavirus: è un diritto? Possono ottenerlo tutti gli inquilini? E cosa deve fare chi è in difficoltà se il proprietario non accetta riduzioni? Tante le domande che ci arrivano dopo l'articolo sulle modalità per stipulare questi accordi. Ecco le risposte.

La riduzione dell'affitto è prevista dalla legge per tutti?

No. Non c'è nessuna norma di legge o che riconosce un diritto per gli inquilini o un obbligo per i proprietari di rivedere l'ammontare del canone. Nessuna agevolazione per i pensionati né per chi ha lasciato la casa nella sede di lavoro e effettua smart working altrove. Non esiste un modello di domanda ma è necessario contattare il proprietario.

Se l'inquilino se ne vuole andare può dare disdetta per Coronavirus e il proprietario la deve accettare?

Se l'inquino non è più in condizione di pagare l'affitto avendo perso il reddito può dare disdetta per giusta causa. Il contratto però va rispettato, per cui è dovuto il pagamento del preavviso. Il proprietario non può opporsi alla disdetta, né avrebbe interesse a farlo dal momento che l'inquilino non è più in grado di pagare. Per semplificare ci si può accordare per utilizzare a questo scopo la somma versata a titolo di cauzione. Qualunque comunicazione va fatta via pec, o altrimenti chiedendo conferma della ricezione della mail ordinaria.

Ci sono agevolazioni per i fuori sede?

No, niente sconti per i fuori sede tornati in famiglia. Può chiedere una riduzione solo lo studente che pagava l'affitto con il suo lavoro e lo ha perso, o lo ha perso il genitore del quale è a carico. Il fatto di lasciare la casa vuota non ha nessuna rilevanza, dato che il canone è dovuto anche se non si usa l'appartamento.

Possono invece chiedere la sospensione del pagamento gli studenti Erasmus richiamati nel loro Paese, dal momento che in questi casi non viene pagata la borsa di studio. Si potrà quindi prevedere il prolungamento della durata del contratto alla riapertura degli Atenei.

E per gli affitti per uso commerciale?

Il decreto Cura Italia ha previsto un credito d'imposta del 60% del canone di locazione per gli inquilini che hanno in affitto locali accatastati C/1. L'agevolazione al momento è per il solo il mese di marzo. Per ottenere il bonus è necessario pagare il canone per intero.

Cosa fare se il proprietario non accetta l'accordo?

Se il proprietario non accetta di ridurre provvisoriamente l'affitto, chi non può o non vuole lasciare l'immobile potrà rivolgersi alle associazioni degli inquilini. Gli inquilini di locali commerciali si possono rivolgere alle associazioni di categoria, che hanno attivato a questo scopo servizi di assistenza ad hoc. Possibile anche contattare gli organismi di mediazione, in quanto la mediazione è ammessa anche per queste problematiche.

Dove si prevede lo sconto sulle tasse per chi accetta di ridurre il canone?

Le imposte si pagano sull'importo dichiarato al momento della registrazione, quindi se si riduce l'ammontare si deve comunicare il nuovo importo per evitare di pagare in più, o di aprire un contenzioso in caso di controlli. La registrazione è gratis per legge e la circolare 12/2016 illustra le regole. In seguito alla chiusura degli uffici è indicata sul sito la possibilità di inviare i documenti via mail. Si può comunque attendere il mese di giugno perché anche per questi atti i termini sono sospesi.


FONTE: LA REPUBBLICA




PRESTITI ALLE IMPRESE GARANTITI DALLO STATO: PER I PICCOLI ARRIVA IL 100 PER CENTO. RESTITUZIONE IN 6 ANNI

Posted on 7 April, 2020 at 10:15

La garanzia pubblica, cioè la copertura da parte dello Stato in caso di mancato rimborso del prestito, può arrivare al 100% per le imprese più piccole mentre per quelle più grandi scende fino al 70%. Per rimborsare il credito, a un tasso molto vicino allo zero, ci sono sei anni di tempo. La somma può arrivare al massimo fino al 25% del fatturato dell’anno scorso. È stato rivisto fino all’ultimo secondo il decreto legge che il consiglio dei ministri ha approvato ieri per dare liquidità alle imprese, cioè per mettere in piedi un sistema di credito a costo quasi zero e burocrazia semplificata. Nell’impianto del testo c’è un doppio binario che riflette il braccio di ferro tra il Pd e i 5 Stelle sul controllo di Sace, la società che materialmente emetterà le garanzie pubbliche per le aziende più grandi, mentre per quelle piccole il braccio operativo sarà il fondo di garanzia per le pmi. I tempi saranno brevi ma non brevissimi. E questo perché serve comunque il via libera della commissione europea.

Le piccole imprese

In questa categoria il decreto fa rientrare le imprese fino a 499 dipendenti. Ma ci sono diverse fasce d’intervento a seconda dell'importo del prestito e anche del fatturato dell’azienda. Per i prestiti più piccoli, fino a 25 mila euro, viene introdotta per tutti una procedura super agevolata, senza istruttoria né da parte delle banche né da parte del fondo di garanzia. In questo caso la garanzia pubblica sarà pari al 100%. Per i prestiti fino a 800 mila euro e per chi fattura meno di 3,2 milioni di euro, invece, la garanzia pubblica resterà ancora al 100% ma ci sarà una valutazione dell’impresa fatta dal Fondo. Valutazione che non riguarderà la situazione attuale, altrimenti nessuno prenderebbe nulla, ma gli ultimi due anni, con bilanci e dichiarazioni fiscali. Oltre gli 800 mila euro, e con un tetto massimo di 5 milioni, la valutazione resta mentre la garanzia scende al 90%. Può tornare piena, e cioè al 100%, solo con l’intervento dei Confidi, i consorzi di garanzia collettiva dei fidi.

Le imprese più grandi

Sopra i 499 dipendenti esce di scena il Fondo di garanzia delle pmi ed entra in campo Sace, società che si occupa di assicurazione e servizi finanziari per le aziende che fanno export, controllata da Cassa depositi e prestiti. Anche qui l’intervento è diviso per fasce. In questo caso la garanzia pubblica non è mai al 100%. Arriva al 90% per le aziende che hanno meno di 5 mila dipendenti e un fatturato fino a 1,5 miliardi di euro. Scende all’80% per quelle che hanno un fatturato tra 1,5 e 5 miliardi di euro. Scende ancora al 70% per quelle che hanno un fatturato superiore ai 5 miliardi di euro.

Il ruolo di Sace

Il ruolo di Sace, quindi, sarà fondamentale per le aziende più grandi. La proprietà della società resta nelle mani di Cassa depositi e prestiti. Ma il decreto affida la direzione e il coordinamento al ministero dell’Economia. Una sorta di compromesso che alla fine evita il reset di una struttura che nei prossimi giorni sarà chiamata a fare la sua parte per portare liquidità alle imprese nel più breve tempo possibile.


FONTE: CORRIERE DELLA SERA




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