Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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I principali fatti del giorno in pillole per le imprese: economia, finanza, fisco, procedure fallimentari, consulenza del lavoro e finanziamenti.

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PER IL 68 PER CENTO DELLE AZIENDE LO SMART WORKING DURERA' ANCHE DOPO L'EMERGENZA

Posted on 25 September, 2020 at 7:55

“Ritieni che i vantaggi dello smart working superino gli svantaggi?”. A questa domanda secca e perentoria il 74% ha risposto sì, l'11% ha risposto no e il 16% non so. Il voto è deciso e viene da chi se ne intende, vale a dire un campione di 350 direttori e responsabili di risorse umane affiliati all’Aidp, l’associazione che ne rappresenta oltre 3 mila. E’ una risposta a chi si chiede cosa succederà dopo la fine dell’emergenza del cosiddetto smart working: si diffonderà sempre di più questo modello di organizzazione del lavoro da remoto oppure si tornerà alla situazione pre-Covid? La fase del lockdown ha innescato un meccanismo di accelerazione della riorganizzazione del lavoro secondo i principi del lavoro agile.

 

Oltre il 68% del campione ha dichiarato che prolungherà le attività di smart working anche nella fase di ritorno ad una “nuova normalità”. Circa il 30%, inoltre, farà nuovi interventi organizzativi ispirati ai principi del lavoro agile. Per il 58% lo smart working proseguirà anche nel 2021, mentre per il 26% finirà tra novembre e dicembre 2020. Per oltre il 70% delle aziende saranno mediamente utilizzati tra i 2 e i 3 giorni a settimana per le attività in lavoro agile.

 

Numerosi i vantaggi dello smart working. Tra di essi il risparmio di tempo e costi di spostamento per i lavoratori (69%); maggiore soddisfazione dei dipendenti e miglioramento della vita in termini di work-life balance (64%); aumento della responsabilità individuale (46%). Per contro, gli svantaggi maggiormente rilevati sono la perdita delle relazioni sociali (62%), la mancanza di separazione tra ambiente domestico e ambiente lavorativo (32%); il rischio di un sovraccarico di lavoro (21%). Cresce anche l’altra componente del lavoro smart, vale a dire la formazione a distanza, lo smart learning, indicato da oltre il 17% dei direttori del personale. Oltre alla forte accelerazione sullo smart working e lo smart learning, l’altro tema di rilievo emerso è la salute. Quasi il 60% dei rispondenti ha riprogettato l’organizzazione del lavoro secondo le norme aggiornate di tutela della salute e della sicurezza, nell’ottica di una costante prevenzione dal virus.


FONTE: LA STAMPA



L'ESERCIZIO DI PIU' ATTIVITA' - DISCIPLINA IVA

Posted on 24 September, 2020 at 15:40

I soggetti passivi che esercitano più attività economiche sono tenuti ad applicare unitariamente e cumulativamente l’IVA. A fronte di questa regola generale, tuttavia, vi sono dei casi in cui è presente la separazione delle attività nonostante la partita iva rimanga la medesima:

  • Separazione delle attività obbligatoria. La separazione obbligatoria delle attività si applica, ai sensi dell’art. 36 co. 2 e 4 del DPR 633/72, nei seguenti casi:

- esercizio contemporaneo di imprese e di arti o professioni;

- attività di commercio al minuto con ventilazione dei corrispettivi (art. 24 co. 3 del DPR 633/72), fermo restando che non sussiste l’obbligo di separare le attività ad essa accessorie ovvero non rientranti nell’attività propria dell’impresa;

- attività agricole per le quali si applica il regime speciale previsto dall’art. 34 del DPR 633/72, eccetto i casi di opzione per l’applicazione dell’imposta nei modi normali e I produttori agricoli che effettuano, nell’ambito della stessa impresa agricola, operazioni diverse da quelle indicate nell’art. 34 co. 1 del DPR 633/72 (imprese miste);

- attività relative a giochi e intrattenimenti di cui all’art. 74 co. 6 del DPR 633/72 e attività spettacolistiche di cui all’art. 74-quater co. 5 del DPR 633/72, salvo che si sia optato per l’applicazione dell’imposta nei modi normali.

  • Separazione delle attività facoltativa. Sono suscettibili di essere separate soltanto le attività sostanzialmente diverse fra loro, di regola individuate da differenti codici ATECO, oppure quando le attività, nonostante rientrino nello stesso codice ATECO, sono comunque suscettibili di essere distinte in base a criteri oggettivi. L’esercizio dell’opzione in esame deve essere comunicato nella dichiarazione di inizio attività o barrando l’apposita casella della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui ci si è avvalsi della facoltà. L’opzione ha effetto fino a revoca e, in ogni caso, per almeno un triennio.

In generale, la separazione delle attività è conveniente quando il soggetto passivo IVA esercita, contemporaneamente, attività che danno luogo a operazioni esenti e attività che danno luogo a operazioni imponibili IVA, se gli acquisti relativi alla prima attività sono ridotti rispetto a quelli complessivi. In tal modo la separazione delle attività consente al contribuente di rimuovere il vincolo del pro-rata per gli acquisti effettuati nell’ambito di applicazione dell’attività che da luogo a operazioni imponibili iva. Un esempio ricorrente di separazione delle attività avviene nelle imprese operanti nel settore immobiliare, tra l’attività delle locazioni e quelle delle cessioni di immobili.

La separazione delle attività comporta i seguenti adempimenti IVA:

1)Tenuta di registri iva separati;

2)Liquidazioni iva distinte, fermo restando che, qualora i termini delle liquidazioni coincidano, il versamento dell’imposta è unitario sommando delle attività separate;

3)Presentazione di un’unica dichiarazione annuale che comprende il frontespizio e un modulo per ciascuna attività soggetta all’obbligo dichiarativo.


Dott. Caglieri Simone



VIA LIBERA DELL'INPS ALL'INCREMENTO DELLE PENSIONI DI INABILITA' PER GLI INVALIDI CIVILI

Posted on 24 September, 2020 at 13:10

Con la circ. 23.9.2020 n. 107, l’INPS ha comunicato di aver operativamente disposto l’incremento dei trattamenti pensionistici di invalidità per i soggetti di età superiore ai 18 anni, così come richiesto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 152/2020.

Si ricorda che tale decisione della Consulta ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 38 co. 4 della L. 448/2001, nella parte in cui, con riferimento agli invalidi civili totali, disponeva che l’incremento del trattamento pensionistico fino a 516,46 euro al mese per tredici mensilità (c.d. “incremento al milione”) fosse concesso “ai soggetti di età pari o superiore a sessanta anni” e non anche ai soggetti di età superiore a 18 anni.

In applicazione di tale pronuncia, l’art. 15 del DL 104/2020 (decreto “Agosto”), modificando la norma del 2001, ha disposto che, con effetto dal 20.7.2020, tale incremento venga riconosciuto a tutti quelli di età superiore a 18 anni.


FONTE: EUTEKNE



INPS, IL COVID E' COSTATO 2,8 MILIARDI DI ORE DI CASSA INTEGRAZIONE

Posted on 24 September, 2020 at 8:50

Rallenta leggermente ad agosto il ricorso alla cassa integrazione. Nel mese scorso l'Inps ha autorizzato 293 milioni di ore di fermo alle aziende tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria, cig in deroga e assegni di solidarietà, con un calo del 39,1% delle ore autorizzate su luglio (quando furono oltre 482 milioni) e un aumento del 4044% su agosto 2019 quando le ore autorizzate erano state poco più di sette milioni.

 

I numeri emergono dall'Osservatorio sulla cassa integrazione in cui si ricorda che la gran parte degli ammortizzatori autorizzati fa riferimento all'emergenza sanitaria da Covid 19. Nel dettaglio, sono stati autorizzati 100,18 milioni di ore di cassa ordinaria, 8,5 milioni di cassa straordinaria, 77,3 milioni di ore di cig in deroga e 107,6 milioni di ore per l'assegno dei fondi di solidarietà.

 

Autorizzate 2,82 miliardi di ore da inizio emergenza Covid

Guardando invece ai dati totali dall'inizio della pandemia, l'Inps ha autorizzato per fare fronte all'emergenza sanitaria da Covid 19 2,82 miliardi di ore tra cassa integrazione ordinaria, cassa in deroga e assegno ordinario dei fondi di solidarietà. Nel complesso nel periodo dell'emergenza sono state erogati oltre 1,38 miliardi di ore di cassa ordinaria, oltre 887 milioni di ore per gli assegni ordinari e 548 milioni di ore per la cig in deroga.

 

Nei primi sei mesi utilizzato il 42% delle ore autorizzate

Rispetto ai dati delle ore effettivamente utilizzate, l'Inps annota come nei primi sei mesi del 2020 le aziende abbiano utilizzato solo il 42,24% delle ore di cassa integrazione o dei fondi di solidarietà autorizzate dall'Inps. L'istituto precisa che tra gennaio e giugno 2020 sono state autorizzate nel complesso 2,22 miliardi di ore di questi ammortizzatori ma le ore utilizzate fino a giugno sono state solo 941 milioni. Il tiraggio quindi si attesta sul 42,24%, in aumento rispetto all'intero 2019 (39,49%). Se si guarda al periodo gennaio giugno del 2019 il tiraggio era al 32,55%


FONTE: LA STAMPA



IN EMILIA UN'IMPRESA SU TRE RESTA IN CIG

Posted on 24 September, 2020 at 8:35

Sono in cammino, ma è lento e nebuloso, le imprese della via Emilia, che a sette mesi dal lockdown stanno gradualmente recuperando ordini e fatturato, facendo rientrare i dipendenti che fin qui hanno lavorato da casa, ma non abbandonano il ricorso alla Cig e temono – stante il contesto europeo – un nuovo acuirsi dei contagi e quindi nuovi contingentamenti sociali, tanto che quattro imprenditori su dieci prevedono un calo del fatturato 2020 superiore al 30% rispetto all'anno prima. È il quadro dipinto dal quarto Osservatorio di Confindustria Emilia – l’associazione che raggruppa le territoriali di Bologna, Modena e Ferrara – che in settembre è tornata a sondare le aziende associate per misurare gli strascichi dell’emergenza sanitaria: oltre 900 imprenditori hanno risposto al questionario e rappresentano un campione significativo di 58mila dipendenti e 21 miliardi di euro di fatturato.

I bilanci

Salute e aspettative del sistema Emilia vanno dunque migliorando rispetto alla scorsa primavera, ma molto gradualmente: a marzo il 94% del campione stimava una flessione del volume d’affari, a maggio l’86%, ora la percentuale è calata al 79%. Se la flessione media del giro d’affari si aggira attorno al -15% - equivalente a circa 4 miliardi di euro in fumo nel tessuto industriale delle tre province – è pur vero che resta ancora oltre un terzo del panel che prevede crolli del fatturato più pesanti del -30%. Tra i settori a salvarsi sono solo chimica e farmaceutica, facilities e salute, mentre pagano un dazio superiore alle altre filiere, il sistema moda e lusso e metalmeccanica. In risalita anche le aspettative sugli ordini, ma la quota di pessimisti resta comunque del 68% e per quanto la quota sia migliore rispetto al 78% di maggio e all’80% di aprile, non racconta che più di un imprenditore su tre prevede ordini in discesa di oltre il 30%.

Il lavoro

Un’impresa su quattro è rimasta aperta in agosto e un 29% ha utilizzato gli ammortizzatori sociali: un dato molto basso rispetto al 63% di maggio e il 79% di aprile che si spiega anche con la necessità di far rientrare in fabbrica personale per recuperare lo stop del periodo di lockdown. Ma in settembre la quota di chi ricorrerà alla Cig risale al 37%, probabilmente perché si sono recuperati gli arretrati accumulati e il mercato resta comunque debole. Il ritorno alla normalità si legge anche dal ricorso allo smart working : scende ulteriormente al 16% la percentuale di aziende che intendono preservare il lavoro da remoto per almeno la metà delle maestranze circa la metà rispetto al dato di maggio e contro il 42% di aprile. «Entriamo in una stagione, quella invernale, che può complicare la nostra vita e la nostra economia perché sarà più facile che ripartano i contagi», avverte il presidente di Confindustria Emilia, Valter Caiumi. E sui licenziamenti rimarca che «se in fasi emergenziali lo stop a licenziare è giusto, ora è importante amministrare la situazione tenendo conto delle varie differenze di toni e cercando soluzioni intermedie che potrebbero aiutarci a gestire l’uscita graduale dalla crisi. Non credo che tenendo bloccato tutto si risolva il problema».


FONTE: SOLE24ORE



ALLARME OIL: A RISCHIO 25 MILIONI DI LAVORATORI

Posted on 24 September, 2020 at 7:50

Venticinque milioni di disocccupati in più a causa della pandemia entro la fine di quest'anno: è lo scenario peggiore secondo le stime dell'Organizzazione Internazionale del lavoro. L'ipotesi meno grave è quella di un aumento della disoccupazione globale di 5,3 milioni di persone, che comunque si sommerebbero ai 188 milioni che già si trovano in questa condizione. Le conseguenze avrebbero un impatto sulle famiglie: tra gli 8,8 e i 35 milioni di persone in più si troveranno in condizioni di povertà lavorativa. Conseguenze negative che non si distribuiranno in maniera equa, ma che peseranno soprattutto sui più deboli e su chi più fa fatica a inseririrsi e a rimanere nel mondo del lavoro: i giovani, gli anziani, le donne e i migranti.

Il 38 per cento dei lavoratori mondiali, stima l'Oil, sono impiegati in settori che adesso stanno affrontando un significativo calo di produzione a causa della pandemia: il commercio, alloggio e ristorazione, in parte la manifattura. Il rischio è anche maggiore nei Paesi più poveri e per chi ha contratti più deboli, soprattutto per chi lavora in nero.

Il forte aumento della disoccupazine non è una calamità inevitabile. L'Oil ritiene che l’adozione tempestiva di misure efficaci e coordinate può limitare l’impatto di questa crisi. Oltre a definire i principi e diritti sul lavoro, le norme internazionale possono essere il punto di partenza per la definizione di politiche e interventi sia in materia di lavoro che di politica economica. Adottate dai governi, rappresentanti dei datori di lavoro e sindacati dei 187 Paesi membri dell’Oil, queste norme promuovono il lavoro dignitoso e una ripresa economica equa e sostenibile, ritiene l'organizzazione.

Le politiche dovrebbero intanto garantire due obiettivi immediati: la protezione della salute e il sostegno economico sia dal lato della domanda che dell’offerta. Quindi vanno rafforzate innanzitutto le misure di protezione dei lavoratori sui luoghi di lavoro, e di conseguenza anche delle loro famiglie. In secondo luogo, sono indispensabili politiche tempestive e coordinate su vasta scala per sostenere l’occupazione e il reddito e per supportare le imprese, sostenendo l’economia e la domanda di lavoro.

Le misure a tutela della salute non sono meno importanti di quelle a tutela della tenuta dell'occupazione. L'Oil calcola che siano a rischio di contrarre il Covid in particolare i 136 milioni di lavoratori della sanità e del sociale, dai medici e alle infermiere agli addetti delle lavanderie e in generale alla pulizia e alla sanificazione. Gli addetti alla pulizia sono per il 70% donne. L'impatto del Covid sarebbe gravissimo nei Paesi che già subiscono l'effetto di conflitti o frequenti catastrofi naturali.


FONTE: LA REPUBBLICA



L'ESERCIZIO PROVVISORIO DELL'IMPRESA FALLITA

Posted on 22 September, 2020 at 14:25

Al curatore viene richiesto di valutare preliminarmente se il complesso aziendale, o parte di esso, possa essere utilmente mantenuto in attività dalla stessa curatela ovvero da un imprenditore terzo, in via provvisoria, ai fini della conservazione dell’attività di impresa ed assicurare maggiori opportunità di vendita dell’azienda – o di sue parti – in funzionamento, evitando la dispersione dei valori rappresentati principalmente dell’avviamento.

In altre parole, per evitare la svalutazione dell’impresa e del suo avviamento, in alcuni casi è consigliabile adottare l’opzione della prosecuzione d’azienda provvisoria. La scelta di proseguire con l’esercizio provvisorio potrebbe, peraltro, essere valutata positivamente dai fornitori dell’azienda dichiarata fallita poiché, tutti i crediti maturati durante tale fase della procedura godranno del privilegio della prededuzione, ovvero dovranno essere soddisfatti per primi rispetto alla massa dei creditori insinuati.

Implicito presupposto è lo svolgimento di un’attività d’impresa al momento della dichiarazione di fallimento, giacché non pare verosimile la ripresa di un’attività nel frattempo cessata.

Criteri guida nell’urgente vaglio di competenza che il curatore si trova a dover svolgere dovranno necessariamerne essere le due condizioni poste dall’art. 104, primo comma L.F.:

1) La necesità di evitare che il patrimonio aziendale subisca un danno grave causato dall’interruzione dell’attività;

2) L’assenza di pregiudizio verso i creditori a seguito della prosecuzione dell’impresa.

La prosecuzione dell’attività d’impresa da parte della curatela dovrà, quindi, essere valutata positivamente ogniqualvolta il presumibile prezzo di vendita dell’azienda in funzionamento, maggiorato dei ricavi prodotti e al netto degli oneri nel frattempo maturati a causa della prosecuzione dell’attività, sia superiore alla somma dei prezzi presumibilmente ricavabili dai singoli beni che la compongono.

La previsione dell’esercizio provvisorio può essere disposto in due diversi momenti con due diverse procedure:

a) Autorizzazione all’esercizio provvisorio dell’impresa contestualmente alla sentenza dichiarativa di fallimento.

Il legislatore stabilisce quanto segue: << con la sentenza dichiarativa del fallimento, il tribunale può disporre l’esercizio provvisorio dell’impresa, anche limitatamente a specifici rami dell’azienda, se dalla interruzione può derivare un danno grave, purché non arrechi pregiudizio ai creditori >>.

Sostanzialmente se è prevedibile che il proseguo dell’attività imprenditoriale possa generare perdite o abbattere il valore dell’azienda, la stessa non verrà disposta dal tribunale.

b)Autorizzazione all’esercizio provvisorio dell’impresa durante la prosecuzione della procedura fallimentare.

Il legislatore stabilisce quanto segue: << successivamente, su proposta del curatore, il giudice delegato, previo parere favorevole del comitato dei creditori, autorizza, con decreto motivato, la continuazione temporanea dell’esercizio dell’impresa, anche limitatamente a specifici rami dell’azienda, fissandone la durata>>.

In questo caso è il curatore che presenta istanza al giudice delegato per l’esercizio provvisorio dell’attività imprenditoriale. Quest’ultimo, solo previo parere favorevole del comitato dei creditori, autorizza l’esercizio dell’istituto in questione.

Non è previsto alcun termine entro cui tale conferma debba avvenire. Esso, però, si deduce dal collegamento sistematico con l’art. 104-ter L.F., secondo comma, che, imponendo al curatore di indicare l’opportunità di disporre l’esercizio provvisorio, sancisce indirettamente che l’autorizzazione disposta dal tribunale debba essere confermata, al più tardi, al momento dell’approvazione del programma di liquidazione.

Come possiamo ben comprendere, le due tipologie di prosecuzione dell’attività imprenditoriale sono estremamente diverse tra di loro. In particolare l’autorizzazione inserita nella sentenza dichiarativa di fallimento è da considerarsi un’eventualità del tutto eccezionale, poiché da un lato il tribunale non ha né gli elementi né le conoscenze tecniche idonee (che invece può avere il curatore fallimentare) ad apprezzare se effettivamente sia conveniente per la massa la continuazione dell’attività economica prima esercitata dal fallito.

Una volta stabilita la prosecuzione provvisoria dell’impresa, vengono però stabilite alcune cautele:

  • Durante il periodo di esercizio provvisorio, il comitato dei creditori è convocato dal curatore almeno ogni 3 mesi, per essere informato sull’andamento della gestione e per pronunciarci sull’opportunità di continuare l’esercizio;
  • Se il comitato dei creditori non ravvisa l’opportunità di continuare l’esercizio provvisorio, il giudice delegato ne ordina la cessazione;
  • Il tribunale può ordinare la cessazione dell’esercizio provvisorio in qualsiasi momento, laddove ne ravvisi l’opportunità;
  • Ogni semestre, o comunque alla conclusione dell’esercizio provvisorio, il curatore deve presentare un rendiconto dell’attività mediante deposito in cancelleria.
  • La contabilità dell’esercizio provvisorio deve essere tenuta distinta da quella generale della procedura.

L’esercizio provvisorio comporta degli effetti sulla procedura fallimentare:

1) Durante l’esercizio provvisorio i contratti pendenti proseguono, salvo il curatore non intenda sospenderne l’esecuzione o scioglierli. Pertanto con l’esercizio provvisorio cambia la regola generale degli effetti del fallimento sui rapporti pendenti: dalla sospensione si passa alla continuazione. Una volta terminato l’esercizio provvisorio dell’impresa, la regola della sospensione dei contratti riprenderà vigore.

2) I crediti sorti nel corso dell’esercizio provvisorio sono soddisfatti in prededuzione ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1.


Dott. Caglieri Simone



IL SOCIO SUCCEDE ALLA SOCIETA' ESTINTA PER OTTENERE IL CREDITO D'IMPOSTA

Posted on 22 September, 2020 at 13:15

Nel momento in cui la società viene cancellata dal Registro delle imprese, la legittimazione processuale e alla previa istanza di rimborso spetta ai singoli soci, che succedono nel credito in regime di comunione indivisa, senza che tra loro sussista il litisconsorzio necessario.

Pertanto, secondo la Cass. 21.9.2020 n. 19641, il socio può presentare domanda di rimborso e agire in giudizio non solo per la sua parte, ma per l’intero credito.


FONTE: SOLE24ORE - EUTEKNE



IL MADE IN ITALY RISORGE A LUGLIO

Posted on 22 September, 2020 at 8:50

«Lavoro ne abbiamo, anche per il 2021. Proprio oggi ho assunto un nuovo tecnico e di questi tempi sono costretto anche a fare qualche straordinario». Commesse dall’Italia ma anche dall’estero, quelle appena ottenute dalla Omera di Massimo Carboniero, imprenditore delle macchine utensili e presidente di Ucimu-Sistemi per produrre. Ordini internazionali ottenuti da Germania, Francia, persino Israele, primo paese appena ripiombato nel lockdown.

Ritorno alla normalità

Solo un mattone, che insieme ad altri compone però un quadro che a livello macro segnala per il made in Italy un graduale ritorno alla normalità. Se infatti in termini statici la voragine aperta nei primi sette mesi (quasi 40 miliardi, -14%) pare devastante, la sensazione è mitigata osservando il trend: da un quasi dimezzamento dei valori di aprile siamo passati al -30,4% di maggio, al -12,1% di giugno, infine al -7,3% dell’ultima rilevazione Istat di luglio. Non esattamente “business as usual” ma poco ci manca. Recupero confortante perché corale, diffuso tra tutti i settori dell’economia. Dove in generale i cali si riducono fortemente rispetto al primo semestre, mentre in parallelo diventano meno episodici i segni positivi. Limitati non più soltanto a farmaci e cibo, gli “anticiclici” per eccellenza, perché ora crescono anche elettronica e soprattutto auto, queste ultime in progresso del 5,7% rispetto a luglio 2019. Progresso diffuso anche in termini geografici, con cali dimezzati per Francia, Germania e Stati Uniti. E un balzo di 14 punti in Cina, a segnalare la ripresa convinta di Pechino, che acquista a piene mani meccanica e macchinari, metalli e auto, medicinali e prodotti chimici. Segnalando dunque un recupero sia dal lato degli investimenti sia della domanda interna di consumo.

Segnali incoraggianti

Altri segnali di risveglio arrivano da Berlino, dove gli acquisti di made in Italy cedono il 5,3%, la metà rispetto alla media del primo semestre. Grazie tra l’altro alla corsa delle auto, in progresso di quasi 30 punti, e di una ripresa degli investimenti in macchinari, quasi alla pari rispetto a 12 mesi prima. Se festeggiare ancora non è certo possibile, dato che il bilancio dei primi sette mesi per l’intero made in Italy resta fortemente negativo (-14%), va detto che l’Italia ha affrontato e superato nell’export momenti ben peggiori. Nel 2009 il crollo innescato dalla crisi Lehman Brothers fu superiore al 20%, gap che in meno di due anni le aziende sono però state in grado di colmare. Accadrà ancora? Al rilancio dell’economia italiana nel mondo post-Covid è dedicato l’evento “Made in Italy: the restart”, risultato di un accordo di partnership tra Sole 24 Ore e Financial Times, intesa per la realizzazione di un percorso di eventi digitali che prende il via ad ottobre, in lingua italiana e inglese.

Gli appuntamenti

Il primo appuntamento, in programma il 6, 7 e 8 ottobre, vede presenze istituzionali di altissimo profilo, a partire dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il cui messaggio aprirà la prima giornata. Che vedrà anche la partecipazione dei ministri dello Sviluppo economico, di Infrastrutture e Trasporti, di Cultura e turismo, rispettivamente Stefano Patuanelli, Paola De Micheli, Dario Franceschini. Mentre il ministro per l’Innovazione Paola Pisano interverrà l’8, sessione finale che si chiuderà con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervistato dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini.

Nutrita, nel corso della tre giorni, anche la partecipazione di imprenditori e manager, a partire dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi. L’iniziativa, che nel pomeriggio del primo giorno vede uno spazio dedicato al ruolo del sistema finanziario per la ripresa del made in Italy, un dibattito sulle strategie e sulle azioni da intraprendere per il rilancio dell’Italia, un focus sui trasporti con Ferrovie dello Stato, prosegue nei giorni successivi con appuntamenti verticali.

I settori

Toccando i settori che rappresentano l’architrave delle nostre vendite internazionali, dalla moda al design; dall’alimentare alla meccanica; dalla nautica alla farmaceutica; dall’impiantistica all’aerospazio. Ma guardando anche ai fattori abilitanti interni, alle condizioni che consentono al sistema Italia di competere. A partire dai trasporti, dalle infrastrutture, dal sistema finanziario, dall’energia. E naturalmente dalle strutture pubbliche messe a disposizione delle imprese (come l’Agenzia Ice, Sace e Simest) per la promozione all’estero dei prodotti italiani e il sostegno alla competitività sui mercati internazionali.


FONTE: SOLE24ORE



LE MISURE PER IL RILANCIO ANCORA AL PALO: OLTRE 3 PROVVEDIMENTI SU 10 IN ATTESA DI ATTUAZIONE

Posted on 22 September, 2020 at 8:35

Ha il fiato grosso l'imponente operazione di varo di circolari, modelli, procedure informatiche, istruzioni di dettaglio che dovrebbero rendere operative le misure contenute nei quattro decreti anti-Covid da 100 miliardi (Cura Italia, Liquidità, Rilancio, Agosto). Colli di bottiglia si registrano a Palazzo Chigi e in vari ministeri.

 

Se si prendono in considerazione solo i tre decreti già convertiti in legge (il dl Agosto è in corso di attuazione) su 372 misure complessive ce ne sono 184 che hanno bisogno di implementazione burocratica: di queste solo 71 hanno avuto i relativi provvedimenti attuativi, cioè solo il 19,1 per cento. Mentre 113 misure, pari 30,38 per cento, ancora aspettano di scattare pronte al traguardo, ma ormai con qualche impazienza. Se vogliamo sommare le misure che non hanno bisogno di provvedimenti attuativi (188) più quelle già attuate (71) si arriva a 259 provvedimenti in funzione, pari al 69,9 per cento. Sempre poco.

 

Se invece si valuta l'attuazione delle misure in base allo stanziamento delle risorse che ammontano complessivamente a 100 miliardi, il quadro migliora perché 94 miliardi sono stati già spesi. Mancano all'appello tuttavia 6 miliardi.

 

Tra i principali provvedimenti da adottare, segnalati all'interno dello stesso esecutivo, ci sono molte misure per le imprese sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico, altre in attesa del via libera di Bruxelles, altre al ministero del Lavoro.


FONTE: REPUBBLICA




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