Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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I principali fatti del giorno in pillole per le imprese: economia, finanza, fisco, procedure fallimentari, consulenza del lavoro e finanziamenti.

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ALBINI E CEMITALY CHIUDONO LE ATTIVITA' A TARANTO

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 08.55

 

Due aziende lasciano definitivamente l'area di Taranto e cessano le attività: sono Albini, con la Tessitura di Mottola, e Cemitaly, del gruppo Italcementi, che anni addietro ha rilevato gli impianti dalla Cementir. I due stabilimenti sono fermi da tempo e il personale (116 per Albini e 51 per Cemitaly) collocato in cassa integrazione. Per Albini, a turni i lavoratori stanno presidiando lo stabilimento dopo che Albini, il 13 luglio, ha comunicato che la Tessitura di Mottola è stata definitivamente liquidata. Il personale teme che le macchine possano essere portate via «e questo - dicono i lavoratori insieme ai sindacati - non lo vogliamo perchè riteniamo che quello stabilimento, con un'altra gestione ed un altro gruppo imprenditoriale, possa essere rilanciato». Quartier generale ad Albino in provincia di Bergamo, dove è nata nel 1876, Albini ha inaugurato il polo del Tarantino nel 2003 usufruendo dei fondi pubblici della reindustrializzazione per le aree di crisi siderurgica (legge 181 del 1989) e specializzandolo nella produzione per grandi commesse. L'avvio della liquidazione risale a marzo scorso.

Albini: cronico eccesso di offerta

Per l'azienda, il comparto tessile-moda è «caratterizzato dal cronico eccesso di offerta, dalla guerra dei prezzi scatenata dalla filiera asiatica, dalla generalizzata riduzione dei consumi e dalla crisi subita da una parte importante degli operatori del settore dell'abbigliamento, in particolare formale». «A questi fenomeni strutturali - spiega Albini - si è aggiunta la crisi causata dalla pandemia, che ha colpito il comparto tessile-moda più pesantemente di tutti gli altri settori industriali. Un trend e un contesto che, per Albini, hanno significato una riduzione nei volumi e un aggravarsi della sovraccapacità produttiva nella tessitura meno specialistica, senza previsioni di un adeguato recupero della domanda di comparto nei prossimi anni». Albini ha incaricato una società di scouting, la Vertus, di sondare imprese disposte a subentrare. I sindacati dicono che non ci sono ancora riscontri su questo, così come sulla effettiva volontà di un'Ati del tessile di farsi avanti, ipotesi prospettata dalla task force lavoro e occupazione della Regione Puglia.

Intanto, è scontro sulla cassa integrazione. Albini - dicono le sigle sindacali - non vuole usufruire della nuova tranche di cassa Covid disposta per il tessile sino a fine ottobre ma usare quella straordinaria, per cessazione di attività, della durata di un anno. I sindacati dicono no a quest'ultima ipotesi. Il 22 luglio c'é un confronto in video call col ministero del Lavoro. Al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilctus Uil hanno chiesto un intervento circa la prosecuzione della cassa integrazione Covid, «visti i tantissimi altri interventi analoghi», un percorso che traguardi la reindustrializzazione del sito e con esso il recupero professionale di tutti i dipendenti interessati, il pagamento della cig di giugno 2021 visto che lavoratori e famiglie sono ancora senza alcuna forma di sostentamento, e, infine, la verifica dei possibili nuovi investitori. Questo, concludono le sigle dei tessili, per evitare di far correre inutilmente ulteriore tempo che potrebbe risultare inevitabilmente perso.

Cemitaly: non ci sono le condizioni per ripartire

Per Cemitaly, invece, è stata comunicata alle istituzioni e ai sindacati la necessità di procedere al licenziamento collettivo dei 51 dipendenti di Taranto ritenuti strutturalmente eccedenti in ragione della definitiva cessazione dell'attività. Cemitaly è arrivata nel 2018 ma già dal 2013, rammenta il gruppo, lo stabilimento di Taranto, costruito 60 anni fa, «versava in una condizione di prolungato fermo produttivo». Spenti i tre forni per la produzione, il sito era diventato solo un centro di macinazione. Questo per tre ragioni: grave crisi di mercato e di prodotto, difficoltà di reperimento di loppa d'altoforno dal vicino stabilimento ArcelorMittal (ex Ilva) e impossibilità nel reperire altrimenti la materia prima a costi sostenibili. Già a ottobre 2018 Cemitaly ha annunciato il licenziamento dei dipendenti, che allora erano 67. Licenziamenti poi bloccati e convertiti con la cassa integrazione straordinaria per tutti gli addetti. Nel periodo di cigs, prorogata inizialmente sino a dicembre 2020 e poi tramutata in cig Covid che termina il prossimo 15 settembre, Cemitaly dichiara di aver valutato la possibilità di una ripresa ma non sono state riscontrate le condizioni. Cemitaly sostiene che non sono possibili soluzioni alternative ai licenziamenti e “non risulta percorribile la possibilità di conversione del sito ad altre produzioni di cemento in ragione sia dell'articolazione più generale del gruppo, che della situazione in cui attualmente versa il mercato del cemento”.


FONTE: IL SOLE 24 ORE



2020, ANNO NERO PER IL TRASPORTO AEREO

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 08.10

L’Enac presenta il Rapporto annuale sul trasporto aereo in Italia, ovviamente molto problematico, dato che si riferisce al 2020 della pandemia. Il Covid ha messo in ginocchio il settore, che ha concluso l’anno con un traffico in calo del 72,5% e una perdita economica complessiva per il sistema di oltre un miliardo di euro nel solo periodo marzo-settembre. Il settore già si proietta su un futuro da conquistare con una maggiore integrazione delle varie modalità di trasporto e un approccio sempre più verde, ma intanto i numeri del 2020 mostrano un crollo dei passeggeri a 52,7 milioni, con un calo più forte per il traffico internazionale. L'aeroporto di Fiumicino si conferma primo scalo (nonostante un -77,5%), seguito da Malpensa (-74,9%). Ryanair resta salda sul podio come primo vettore in Italia, tenendo a distanza Alitalia (con 11,8 milioni di passeggeri della compagnia irlandese contro i 6,5 dell'ex compagnia di bandiera), che però riesce a scalzare di poco la low cost nella graduatoria per il solo traffico nazionale.

"La pandemia ha messo in ginocchio il settore, ma riteniamo con la ripartenza di avere un recupero anche in tempi brevi", dice il presidente dell'Enac Pierluigi Di Palma che, nominato da poco, punta a rimettere al centro i diritti dei passeggeri (come dimostra la recente stretta per tutelare minori e disabili) e imprimere all'ente una "nuova visione" che allarga i confini dal trasporto aereo al comparto aerospaziale. Proprio con la nuova 'corsa allo spazio' cui assistiamo, infatti, spiega, "una grande sfida attende il nostro Paese che, a differenza del recente passato, deve trovare la capacità sistemica per realizzare un governo coeso dell'intero comparto aerospaziale, dall'ultraleggero allo spazio". In questo senso l'Enac sta già lavorando con i voli suborbitali, che vedono lo scalo di Taranto Grottaglie in prima linea come sito dove realizzare il primo spazioporto in Italia: entro l'anno "pensiamo possano essere pronti" gli ultimi regolamenti e l'obiettivo - dice il direttore generale Alessio Quaranta - è di "partire con la sperimentazione nel 2023". Ma la ripresa del comparto dopo l'emergenza passa anche attraverso altre priorità. "È più che mai necessario continuare a riflettere sul significato dello sviluppo del settore in chiave ecologica", sottolinea il ministro delle infrastrutture e mobilità sostenibili Enrico Giovannini. C'è poi il tema dell'integrazione tra varie modalità di trasporto, insiste il ministro che suggerisce l'idea, un po' futuristica, di integrare aereo e bici: "Non sarebbe così complesso perché uno riceve, come fanno in Giappone, i bagagli nel luogo di destinazione. E' un esempio estremo - conclude - per dire che l'integrazione è cruciale".


FONTE: LA STAMPA



LE REGIONI PROPONGONO IL GREEN PASS AL RISTORANTE SE FUORI ZONA BIANCA

Pubblicato il 20 luglio 2021 alle 07.50

Dalla riunione del gruppo di lavoro sui parametri di rischio regionali emerge l'ipotesi di una soglia per restare in zona bianca: sarebbe l'occupazione dei 15% per le terapie intensive e del 20% per i ricoveri. Utilizzare il green pass come un salvacondotto per scongiurare chiusure al di fuori della zona bianca. E' la proposta che si apprende da ambienti della Conferenza delle Regioni che si è riunita anche sul tema del green pass. I governatori chiedono di introdurre l'obbligo di accesso con il green pass a discoteche e grandi eventi solo al fine di permettere, almeno nella fase attuale, la riapertura di queste attività ancora chiuse. L'uso del pass per ristoranti e locali al chiuso riguarderebbe le aree al di fuori della zona bianca: una misura che, soprattutto in autunno, servirebbe per evitare nuove chiusure. i andrà in zona gialla se l'occupazione delle terapie intensive è superiore al 5% dei posti letto a disposizione e se quella dei reparti ordinari supera il 10%. Sarebbe questa, secondo quanto si apprende da diverse fonti di governo e delle regioni, l'ipotesi alla quale si sta lavorando per rivedere i parametri del monitoraggio con il quale vengono attribuite le fasce di colore alle regioni. Ridurre il numero delle zone, da 4 a 3, riguardo all'assegnazione dei profili di rischio, flessibilità nella valutazione dei parametri nelle piccole Regioni, fissare a 150 tamponi ogni centomila abitanti il numero minimo di test da effettuare ogni giorno, considerare il numero dei vaccinati nelle Regioni. Sono le proposte emerse dagli interventi dei vari governatori alla Conferenza delle Regioni che si è aggiornata a domani.

Potrebbe essere prorogato fino ad ottobre lo stato di emergenza che scadrà a fine mese. E' questo l'orientamento - secondo quanto apprende l'Ansa - in discussione nel Governo anche se - fanno notare le stesse fonti - nessuna decisione è stata ancora presa.

Balzo dei positivi ai test per i Covid individuati nelle ultime 24 ore, sono 3.558 secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 2.072. Sono invece 10 le vittime in un giorno, mentre ieri erano state 7. Sono 218.705 i tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute. Il totale delle persone che hanno completato il ciclo vaccinale in Italia è 27.581.936, il 51,07 % della popolazione over 12. Intanto la Francia registra 18mila nuovi casi nelle ultime 24 ore, il 150% in più nel giro di una settimana.

"Il vaccino è essenziale anche sotto i 40 anni. I nostri scienziati lo raccomandano fortemente anche sotto i 40 nelle fasce autorizzate dalle agenzie regolatorie". E' quanto ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza ne corso del convegno organizzato da Cittadinanzattiva/Forum Disuguaglianze e Diversità sul tema: 'quale riforma per gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie?'


FONTE: ITALIAOGGI



BONUS ALLE IMPRESE PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE DI ALTO LIVELLO DEI DIPENDENTI

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 13.55

Nella conversione del DL “Sostegni-bis” sono stati introdotti alcuni nuovi crediti d’imposta, tra cui si segnalano:

- il credito d’imposta per le imprese che sostengono spese per attività di formazione professionale di alto livello dei propri dipendenti;

- il credito d’imposta per le imprese che sostengono, con donazioni sotto forma di borse di studio, iniziative formative finalizzate allo sviluppo e all’acquisizione di competenze manageriali;

- il credito d’imposta per il pagamento del canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria.

Si rileva altresì che sono stati prorogati per il 2021:

- il credito d’imposta per il sisma di cui all’art. 18-quater del DL 8/2017;

- il credito d’imposta per le società benefit di cui all’art. 38-ter del DL 34/2020;

- il credito d’imposta per le imprese editrici per l’acquisto della carta di cui all’art. 188 del DL 34/2020.


FONTE: EUTEKNE



CRESCONO LE RICHIESTE DI MUTUI NEL PRIMO SEMESTRE

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 09.10

Nel primo semestre del 2021 le richieste di mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane hanno fatto segnare un incremento del +20,6%. I volumi complessivi sono superiori non solo allo stesso periodo nel 2020, segnato dal lockdown, ma anche rispetto agli anni precedenti. È aumentato anche l’importo medio richiesto: +2,8%, ovvero 137.684 euro. Si tratta del valore più alto degli ultimi 10 anni. Gli incentivi statali spingono soprattutto la domanda degli under 35. Secondo il Crif, arrivano a incidere per il 29,2% sul totale delle richieste. Più in generale, gli italiani preferiscono chiedere mutui compresi tra i 100mila ed i 150mila euro. Valgono il 30% delle domande.


FONTE: CORRIERE DELLA SERA



BRESCIA, CHIUDE LA MULTINAZIONALE TIMKEN

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 08.50

La multinazionale Timken di Villa Carcina a Brescia questa mattina ha comunicato la chiusura immediata dello stabilimento. I 106 lavoratori sono già in sciopero e in presidio permanente. Lo dichiara la Fiom-Cgil di Brescia. Nessun commento, per ora, dall'azienda.

 

Timken è un'azienda statunitense attiva nell'indotto automotive, in particolare produce cuscinetti ad alta tecnologia, di prodotti per la trasmissione di potenza e di servizi, tutti mirati a migliorare l'efficienza e l'affidabilità dell'industria in cui sono impiegati. La sua storia inizia quando Henry Timken, nel 1898, brevetta il cuscinetto a rulli conici da lui ideato. Quei cuscinetti si rivelano subito un notevole miglioramento per ridurre l'attrito negli assi delle ruote nel pieno controllo degli elevati carichi esterni combinati da entrambe le direzioni. Con il tempo, i suoi servizi industriali si sono espansi. Presente in 30 paesi di tutto il mondo, conta 17 mila dipendenti.


FONTE: LA STAMPA



GREEN PASS, IL GOVERNO PREPARA LA STRETTA

Pubblicato il 19 luglio 2021 alle 08.15

C'è attesa per quanto deciderà il governo di Mario Draghi sui tempi e sui modi dell'applicazione del green pass. Ci si chiede quale potrebbe essere la linea dell'esecutivo, ovvero, se seguirà il modello francese che introduce l'obbligo di presentazione di un lasciapassare vaccinale anche per l'accesso a bar e ristoranti oppure un'applicazione più blanda, ovvero soltanto per i viaggi a medio raggio, concerti e stadi. Le attenzioni sono puntate sulla cabina di regia che si riunirà domani, intanto, il mondo scientifico e la politica continua a dividersi. "Il Green pass non solo deve diventare obbligatorio per i ristoranti al chiuso, ma anche per i mezzi di trasporto pubblico come autobus e metropolitana", afferma il professor Walter Ricciardi, ordinario di Igiene e Sanità Pubblica all'Universita Cattolica di Roma e consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, in un'intervista con il "Messaggero". "Non possiamo obbligare le persone a vaccinarsi, però chi non lo vuole fare avrà meno opportunità o, quanto meno, dovrà eseguire un tampone antigenico ogni volta che vorrà frequentare luoghi affollati o usare i mezzi pubblici", aggiunge.

Nel governo però restano i distinguo della Lega. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, rimarca la linea, "Per andare a San Siro, con 50mila persone, o a concerti, da 40mila, il Green Pass ha senso, ma sui treni pendolari no, per mangiare la pizza no. Mettiamo in sicurezza genitori e nonni senza punire nipoti e figli", dice in un'intervista con "la Repubblica". "Usiamo il modello tedesco, niente Pass, ma buon senso, educazione, regole. In Francia l`hanno reso obbligatorio sia perché la campagna vaccinale aveva difficoltà, sia per il crollo di popolarità di Macron", sottolinea Salvini. Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, in un'intervista con la "Gazzetta del Mezzogiorno", esprime una linea soft. "Se in una regione i contagi superano quota 50mila ma non aumentano i ricoveri, invece di chiudere tutto è meglio utilizzare gradualmente il green pass per tutte le occasioni di assembramento tipo cinema, teatri eccetera", dice. Ma "non credo al momento che sia necessario intervenire anche su bar e ristoranti. Se poi - aggiunge - il numero dei positivi dovesse aumentare di molto si può estendere il lasciapassare settore per settore".

Alle decisioni del governo guardano con particolare attenzione le Regioni alle prese con l'avvio della stagione turistica. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, dice "Concordo con Salvini,il certificato non può essere richiesto anche per andare in bagno. Se l`aumento dei contagi è contenuto e le strutture ospedaliere tengono, può servire però alla ripresa dell`attività di discoteche, stadi, organizzazioni di grandi eventi". Nel caso invece la curva dei ricoveri salisse ancora, per Fedriga "invece di chiusure generalizzate, potremmo decidere di aprire tutte le attività solo ai vaccinati. Ma spero non accada: sarebbe ingiusto far soffrire comparti già penalizzati".

Per il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia "è inutile creare confusione intorno al green pass. Gli allarmismi sono dannosi per i cittadini, il turismo e per tutta l'economia nel suo complesso". "Il green pass - sottolinea il ministro - ha senso solo per entrare in discoteca o allo stadio o per partecipare a grandi eventi, che prevedono una grande affluenza di pubblico".


FONTE: ITALIAOGGI



TRANSAZIONE OMOLOGATA ANCHE CON IL NO DEL FISCO

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 13.50

Il Tribunale di Roma, con alcuni recenti provvedimenti, ha preso posizione sull’interpretazione degli artt. 180 co. 4 e 182-bis co. 4 del RD 267/42, che attribuiscono, al ricorrere delle condizioni di legge, al tribunale il potere/dovere di omologare le proposte di transazione anche in mancanza di voto (nel concordato) e in mancanza di adesione (nell’accordo di ristrutturazione dei debiti) del fisco e degli enti previdenziali (c.d. cram down).

In merito, sono stati prospettati tre indirizzi: il primo (restrittivo) consente l’omologa solo in caso di silenzio (diniego) del fisco e degli enti; il secondo (estensivo) riconosce il potere/dovere anche a seguito di espresso voto negativo o rigetto dell’adesione; il terzo (intermedio) attribuisce il potere di omologa in caso di silenzio nell’accordo, ma non nel concordato.

In favore della tesi estensiva milita: l’esigenza di superare le ingiustificate resistenze alle soluzioni concordate della crisi; il coordinamento con la disciplina del sovraindebitamento; l’identità degli effetti ai fini del calcolo delle maggioranze che nel concordato hanno il voto contrario e il silenzio; la necessità di consentire, anche sulla base di Cass. SS. UU. 8504/2021, un sindacato dell’eventuale diniego, che non potrebbe essere esercitato laddove si negasse al tribunale la possibilità di intervenire sul rigetto; per l’accordo di ristrutturazione, il tenore letterale della formula “mancanza di adesione” può essere intesa come risposta negativa.


FONTE: IL SOLE 24 ORE



VENDITE A DOMICILIO: IL COVID NON FRENA LA CRESCITA DEL SETTORE

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 09.35

Il covid non ha fermato la crescita del settore delle vendite a domicilio. Secondo i dati di Univendita, la maggiore associazione di categoria della vendita a domicilio aderente a Confcommercio, che ha fornito i dati regionali 2020 delle aziende associate, su un fatturato annuo complessivo di 1 miliardo e 306 milioni di euro, la Lombardia ha rappresenta il 16,1% del mercato, seguita da Campania (9,9%) e Veneto (9,5%). Sud e Isole ottengono il podio con il 49% dei venditori italiani, con in testa Campania e Sicilia. Nel complesso, l’area Nord Ovest vanta il 26,6% (347 milioni 615mila euro) del fatturato delle aziende di Univendita. In ordine, dopo la Lombardia, troviamo Piemonte/Valle d’Aosta con l’8,1% (105 milioni 852mila euro) del fatturato nazionale e la Liguria con il 2,4% (31 milioni 363mila euro).

“Nonostante lo scenario economico segnato da una contrazione dei consumi di entità eccezionale - ha dichiarato il Presidente di Univendita Ciro Sinatra, la Vendita a domicilio si conferma un settore propulsivo e anticiclico rispetto all’andamento economico del Paese, perché è considerata un’ottima opportunità professionale da svolgere sia a tempo pieno che part-time. L’Associazione ha chiuso il 2020 con un volume d’affari delle imprese associate pari a 1 miliardo e 306 milioni di euro con una flessione molto contenuta rispetto all’anno precedente: le premesse per un 2021 che possa confermare il trend di recupero delle vendite, che si è iniziato a registrare già nella seconda metà del 2020, ci sono tutte”.

 

Anche in una fase così complessa è aumentato il numero di venditori in forze alle aziende. Nell’anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria, infatti, i venditori sono cresciuti del 3,5% e hanno raggiunto quota 165mila. Di questi, il 48,9% (80.724), opera nelle regioni del Sud e Isole. La Campania con il 15,5% (25.587) del totale dei venditori e la Sicilia con il 13,2% (21.790) sono le due regioni in testa alla classifica nazionale, seguite dalla Lombardia (10,8%, 17.828), e dal Lazio (9,9%, 16.343). Nel Nord Ovest è presente invece il 18,9% (31.200) dei venditori italiani: in ordine troviamo la Lombardia (10,8%), il Piemonte/Valle d’Aosta (6,9%, 11.390) e la Liguria (1,2%, 1.980).


FONTE: ITALIAOGGI



FILIERA AGROALIMENTARE: COSTA DI PIU' LA BOTTIGLIA CHE LA PASSATA DI POMODORO

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 08.50

Quando si acquista una passata di pomodoro al supermercato, si paga di più per la confezione che per il pomodoro contenuto. Prendiamo una bottiglia di passata di da 700 ml, che in media al supermercato costa 1,3 euro: oltre la metà del valore (53%) è il margine che finisce nelle tasche della distribuzione commerciale, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all'etichetta e il 2% per la pubblicità. E il pomodoro? Rappresenta solo l'8% del valore. Troppo poco.

I conti arrivano dalla Coldiretti, che il 14 di luglio ha firmato il Protocollo d'intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura insieme al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, al ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, al presidente dell’Anci Enzo Bianco, all'Osservatorio Agromafie e all'Osservatorio Placido Rizzotto.

Questo patto di filiera contro il caporalato, cui aderiscono anche i sindacati di settore Flai, Fai e Uila, dà seguito a quanto previsto nel piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura 2020-2022. In particolare, prevede l'attivazione presso le Prefetture di un tavolo permanente che rilevi i bisogni e le criticità a livello locale.

L’obbiettivo è quello di rafforzare la Rete del lavoro agricolo di qualità, con l'attivazione di misure premianti per le imprese agricole, in modo che attraverso la trasparenza dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro si ponga fine all'intermediazione illecita di manodopera.


FONTE: IL SOLE 24 ORE




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