Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale e finanziario, esperto in crisi d'impresa

Rassegna stampa

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CORONAVIRUS, DAL 26 MARZO SCATTA IL RITIRO ANTICIPATO DELLA PENSIONE

Posted on 23 March, 2020 at 8:05

Il 26 marzo scatta il pagamento anticipato delle pensioni per circa 16 milioni di persone oltre i 65 anni e solo il 20% utilizza sistemi di pagamento elettronico, quindi tra i 10 e i 13 milioni non ricevono il pagamento diretto sul proprio conto corrente. Da una parte c’è la rassicurazione di Poste Italiane: «Siamo vicini a tutti gli italiani. Saremo presenti almeno con un ufficio postale aperto negli oltre 5.500 Comuni italiani al di sotto dei 5mila abitanti». Altrettanto sarà in tutti i Comuni italiani «assicurando così il pagamento anticipato delle pensioni così come organizzato con le istituzioni». Ad assicurarlo è il responsabile gestione uffici Poste Italiane, Gianni Bessi, che ha ribadito: «Cominceremo a pagare le pensioni dal 26 marzo e fino al giorno 1 aprile».

 

Sull’altro fronte i sindacati del credito cooperativo Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl Credito e Uilca lanciano l'allarme per i rischi di contagio del Coronavirus legati al pagamento delle pensioni nelle bcc a partire dal 26 marzo: «Servono misure per contenere l'affluenza, tra le quali il pagamento degli assegni pensionistici diluiti su più giorni o l'ingresso in agenzia solo con appuntamento». In una lettera inviata questa mattina a Federcasse, ai gruppi Iccrea e Cassa Centrale banca oltre che alla Federazione Raiffeisen, le segreterie nazionali delle cinque organizzazioni sindacali «segnalano la forte preoccupazione per l'avvicinarsi della scadenza del pagamento delle pensioni, per altro distribuito su diversi giorni a partire dal prossimo 26 marzo, che vedrà una forte affluenza agli sportelli di tutte le aziende bancarie, in particolare quelle del credito cooperativo».

 

Per questo motivo, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl Credito e Uilca hanno invitato le associazioni del settore e le banche «ad organizzare misure utili al contenimento dell'affluenza preavvisando, attraverso avvisi esposti alla clientela, le soluzioni individuate». I sindacati propongono «il pagamento delle pensioni su giorni diversi in base al cognome del pensionato, come farà Poste Italiane, o attraverso l'obbligo di un appuntamento fissato telefonicamente». Le organizzazioni sindacali lamentano pure il «mancato accordo sul Protocollo per definire misure per il contrasto e il contenimento del Covid-19» ribadendo che «la situazione in tutto il territorio resta grave, con punte di drammaticità che definire da guerra, in alcune regioni, non è una esagerazione». Di qui la richiesta di una «azione comune per la prevenzione, il contenimento e il contrasto del Covid-19».

 

Il parere dell’esperto: “Subito un piano straordinario per carte a chi ne è sprovvisto”

«Occorre agire subito - dichiara Dario Francolino, esperto di crisis communications management in Axess Public Relations e docente di comunicazione d'impresa presso il Cuoa, business school di Altavilla Vicentina - ci sono solo 48 ore di tempo per evitare una catastrofe di cui nessuno sembra accorgersi». «Esiste il gravissimo rischio suicida - sottolinea - che tra i 10 e i 13 milioni di pensionati italiani, sprovvisti di moneta elettronica e che non accreditano in banca la propria pensione, potrebbero aumentare rapidamente il contagio, recandosi, seppur in modo scaglionato ma fisicamente, dal 26 marzo al primo aprile in ordine alfabetico, presso gli uffici postali. Non possiamo chiedere agli anziani di stare in casa e poi invitarli, se non hanno strumenti di pagamento elettronico, ad andare all'ufficio postale».

 

«Troviamo allarmante e fortemente a rischio per gli operatori postali e i pensionati italiani - spiega - la cui età purtroppo come sappiamo è la più colpita dalla pandemia, la comunicazione di Poste Italiane circa gli orari e le modalità di erogazione dell'assegno pensionistico di marzo 2020. La politica degli annunci che sta purtroppo anticipando la messa in essere reale di azioni concrete rischia di allargare il contagio ed è ritenuta assolutamente contraria alle disposizioni dell'ultimo dcpm del 22 marzo e alle ordinanze regionali in particolare di quella della Regione Lombardia (ordinanza numero 515 del 22 marzo 2020). Ci rendiamo conto che gli spot televisivi e la campagna di comunicazione sono antecedenti alle nuove misure di contenimento del contagio ma ciò non legittima il fatto di non modificarle o di annullarle. Occorre fare presto perché altrimenti #iorestoacasa sarà vanificato».


FONTE: LA STAMPA



 

 

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