Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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LA NORMATIVA IVA SUL COMMERCIO ELETTRONICO INDIRETTO

Posted on 1 June, 2020 at 16:20

Il commercio elettronico – inteso come il settore inerente le vendite di beni e servizi via Internet – si distingue in due diverse tipologie:

Commercio elettronico indiretto, quali cessioni cessioni di beni materiali che si concludono (ordini e, in alcuni casi, pagamento) mediante mezzi elettronici ma la cui consegna avviene con i canali tradizionali come il servizio postale o il corriere. Ai fini Iva, queste operazioni hanno natura di cessioni di beni mobili pertanto sono assoggettabili alle norme ordinarie iva che regolano le transazioni domestiche, le esportazioni, le importazioni e le cessioni comunitarie;

Commercio elettronico diretto, quali cessioni di beni virtuali o prestazioni di servizi effettuati (ordine, consegna e pagamento) tramite web o dispositivi mobili cioè direttamente scaricabili per via telematica. Rientrano in questa fattispecie, a titolo esemplificativo, la fornitura di applicazioni per smartphone, di libri, di immagini, di software, di musica, di filmati, di giochi, ecc.

Il commercio elettronico indiretto si divide in due diverse tipologie:

- E-commerce indiretto in ambito nazionale: le vendite per corrispondenza.

Per tali vendite sono applicabili le regole generali interne iva per la cessione di beni anche se sono esonerate dall’obbligo di fatturazione/scontrino, salvo il caso in cui venga richiesta dal cliente.

- E-commerce indiretto in ambito comunitario: le vendite a distanza.

A sua volta l’e-commerce indiretto in ambito comunitario si divide in:

a) Le cessioni di beni verso non soggetti passivi (= privati) in Italia da cedenti in altro Stato membro, sono soggetti ad IVA in Italia attraverso l’identificazione diretta o la nomina di un rappresentante fiscale.

Qualora il cedente comunitario, nell’anno solare in corso e in quello precedente, abbia effettuato vendite a distanza in Italia per un ammontare inferiore alla soglia di 35.000 euro (art. 24 co. 7 lett. b) n. 1) della L. 88/2009) l’imposta deve essere assolta nello Stato membro di origine (Stato di partenza dei beni) a meno che non venga esercitata l’opzione per l’applicazione dell’IVA in Italia;

b) Le cessioni di beni effettuate da soggetti passivi iva italiani nei confronti di privati stabiliti in altro Stato UE, sono soggetti ad iva nel paese dell’acquirente in base alle norme e alle aliquote vigenti in tale Stato con conseguente obbligo per il cedente nazionale di identificarsi ai fini IVA o nominare un rappresentante fiscale per assolvere l’imposta. Laddove il cedente nazionale nell'anno solare in corso e in quello precedente, abbia realizzato vendite a distanza nell'altro Stato membro per un ammontare inferiore alla soglia comunitaria di 100.000 euro, o alla minore soglia stabilita da quest'ultimo Stato, le vendite si considerano effettuate in Italia salva la possibilità di optare per l’applicazione dell’IVA nello Stato di destinazione dei beni.

Qualora in corso d’anno vengano superati i limiti sopra indicati, le operazioni già eseguite nel periodo precedente al superamento si intendono effettuate nello Stato membro di origine mentre, a partire dalla cessione che ha determinato il superamento della soglia, opera la regola di assolvimento dell’imposta in base al principio di destinazione che avrà effetto per tutte le vendite a distanza effettuate nella restante parte dell'anno e in quello successivo. Le soglie per l’applicazione del regime in analisi variano da uno Stato membro all’altro.


Dott. Caglieri Simone



 

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