Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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FINANZIAMENTO STANDARD PIU' CONVENIENTE DI QUELLO COVID

Posted on 5 June, 2020 at 7:30

In caso di richiesta di dilazionamento dei debiti, il nuovo finanziamento, rinnovato e allungato nei tempi di ammortamento, garantito dallo stato di norma a tutte le imprese fino all'80% del credito concesso, risulta più conveniente rispetto al finanziamento garantito dallo stato fino al 90% del debito, riservato alle sole imprese colpite da Covid-19.

Ieri, l'aula del senato ha approvato definitivamente, con 156 voti favorevoli e 119 contrari, il disegno di legge di conversione del decreto legge Liquidità (n. 23/2020); nella stesura finale del provvedimento è previsto l'obbligo di aumento dell'esposizione nei confronti delle banche, dal 10% al 25% aggiuntivo, in caso di richiesta di allungamento del debito.

Solo una attenta valutazione permette di coglierne appieno i vantaggi: la garanzia dell'80% è più bassa, ma permette di spostare i debiti a 10 anni.

La garanzia al 90%, concessa alle imprese messe in difficoltà da Covid-19 è più alta, ma comporta rate più alte permettendo il rimborso in solo 6 anni massimo.

Sono interessate all'operazione tutte le imprese che, essendo in difficoltà per la liquidità, si approcciano a negoziare con le banche lo spostamento dei debiti a breve o dei finanziamenti a medio termine e quelle che trovano interessante spostare a lungo indebitamento per gestirlo meglio.

La garanzia dell'80% permette di impostare operazioni di rimborso a 10 anni, operazione che non è concessa con la garanzia al 90%. Con quest'ultimo tipo di garanzia, concessa alle imprese che hanno avuto danni dall'emergenza Covid-19, la durata massima consentita del finanziamento è di 6 anni.

La conversione in legge del decreto Liquidità porta alla conferma di quanto sopra e arricchisce le imprese di una ghiotta opportunità, che è quella che obbliga le banche a dare un fido aggiuntivo di almeno il 25% per legge per permettere alle imprese di ottenere la garanzia dello Stato.

La convenienza c'è per tutti. Consideriamo un'azienda che ha un fido e mutui per 300 mila euro con firme a garanzia dei soli soci. La banca ha la possibilità di ottenere una garanzia di 320 mila euro, aggiungendo un'ulteriore erogazione di soli 100 mila euro euro che ovviamente frutterà ulteriori interessi. L'azienda, con rate modeste corrisposte in 10 anni, si trova con 100 mila euro in più che può utilizzare come vuole per finanziare il suo circolante; l'unico vincolo è che non deve utilizzarlo per pagare le tasse.

La convenienza per l'impresa. È abbastanza evidente che non dovrebbe essere la differenza tra la garanzia pubblica dell'80% e quella del 90% a determinare la fattibilità o meno dell'operazione. Proprio per questo, optando per la garanzia all'80%, la maggior convenienza sarà dettata dalla possibilità per l'impresa di avere un finanziamento di maggior durata. Per questo, l'impresa, nel famoso allegato 4 (quello messo a disposizione del fondo di garanzia per la richiesta di contributo), dovrà dichiarare di richiedere il contributo ai sensi del regime «de minimis» e non ai sensi dell'aiuto temporaneo. Ovviamente, questa scelta è praticabile a patto che l'impresa abbia spazio sul plafond «de minimis» che, lo ricordiamo, permette di avere aiuti fino a 200 mila euro in un triennio.

È utile ricordare che la garanzia gratuita da parte dello Stato «abbatte» il plafond «de minimis» (200 mila euro in un triennio) o quello dell'aiuto temporaneo (800 mila euro fino al 31/12/2020). Quindi, la scelta dell'impresa, in alcuni casi, è obbligata: se non ha avuto danni da Covid-19 deve impostare l'operazione come «de minimis», mentre se ha avuto danni da tale emergenza può scegliere una tipologia di aiuto o l'altra, con le differenze di durata di cui sopra.

Va comunque considerato che la richiesta di finanziamento che attinge dall'aiuto temporaneo abbatte il plafond che le imprese possono utilizzare anche per non pagare l'Irap 2020.

La novità derivante dalla conversione in legge. La novità della conversione in legge dei decreto legge Liquidità incide pesantemente sulla validità di questa operazione e la porta alla ribalta.

L'erogazione del credito aggiuntivo, in base al decreto originale, prevedeva che le imprese avessero un credito aggiuntivo pari ad almeno il 10% dell'importo del debito accordato in essere al momento della rinegoziazione.

La garanzia diretta nella misura dell'80% e la riassicurazione nella misura del 90% dell'importo garantito dal Confidi o da altro fondo di garanzia, nella versione originaria del dl, erano rilasciati al solo soddisfacimento di quella condizione; favorevole molto alle banche, ma che ingessava abbastanza le imprese.

Il decreto per come è stato modificato in sede di conversione, stabilisce che i finanziamenti deliberati dal soggetto finanziatore in data successiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto debbano prevedere un finanziamento aggiuntivo almeno pari al 25% dell'importo del debito accordato in essere prima del finanziamento oggetto di rinegoziazione, aprendo scenari di interesse per le imprese.

La legge mette un altro tassello importante: il soggetto finanziatore deve trasmettere al gestore del Fondo una dichiarazione che attesta la riduzione del tasso di interesse applicato al beneficiario sul finanziamento garantito, per effetto della sopravvenuta concessione della garanzia. Le imprese hanno quindi contezza del fatto che l'operazione, oltre a rendere il rimborso meno gravoso sul fronte della liquidità, permette anche di pagare tassi di interesse più bassi.


FONTE: ITALIAOGGI



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