Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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2020 DA INCUBO: MEZZO MILIONE DI PERSONE NON CERCA LAVORO

Posted on 8 June, 2020 at 7:50

Il 2020 sarà pesantissimo, con una “marcata contrazione del Pil” pari al meno 8,3%, ma nel 2021 ci sarà una ripresa parziale dell’economia italiana, con una crescita del +4,6%, e un recupero – sempre insufficiente a riconquistare le posizione perdute – anche dell’occupazione. Lo dice l’Istat, nel suo rapporto “Prospettive per l’economia italiana”, che fotografa i profondi, devastanti, effetti dell'epidemia di Covid-19 che hanno determinato “un impatto profondo”, uno “shock senza precedenti” la cui quantificazione è connotata “da ampi livelli di incertezza”.

Gualtieri: segnali di ripartenza

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nel suo commento a caldo preferisce vedere la parte piena del bicchiere: l'Italia non è ancora nella fase post Covid, dichiara, ma “cerchiamo di vedere una luce in fondo al tunnel. I dati dell’Istat confermano le previsioni del Governo e indicano la possibilità concreta di una ripresa già nel terzo trimestre. E già da questo mese colgono alcuni segnali di ripartenza; quindi, è giusto lavorare intensamente per cogliere la sfida".

Tornando ai dati, in dettaglio l’istituto di statistica prevede una marcata contrazione del Pil nel 2020 (-8,3%) e una ripresa parziale nel 2021 (+4,6%). Quest’anno la caduta del Pil sarà determinata prevalentemente dalla domanda interna al netto delle scorte (-7,2 punti percentuali), condizionata dalla caduta dei consumi delle famiglie e delle Isp (-8,7%) e dal crollo degli investimenti (-12,5%), a fronte di una crescita dell'1,6% della spesa delle Amministrazioni pubbliche. Anche la domanda estera netta e la variazione delle scorte sono attese fornire un contributo negativo alla crescita (rispettivamente -0,3 e -0,8%).

Il 2021 che ci attende

Tuttavia, come accennato, si immagina l’avvio di un percorso di ripresa, “previsto rafforzarsi nei prossimi mesi”, che secondo l’Istat “produrrà effetti positivi, in media d'anno, nel 2021, quando il Pil è previsto tornare ad aumentare (+4,6%) sostenuto dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (4,2 punti percentuali) e in misura più contenuta dalla domanda estera netta (0,3 punti percentuali) e dalle scorte (0,1 punti percentuali)”. Va da sé che nonostante la ripresa, alla fine del 2021 i livelli dei principali aggregati del quadro macroeconomico risulterebbero inferiori a quelli del 2019.

I segnali di maggio

Gli indicatori disponibili per il mese di maggio mostrano "alcuni primi segnali di ripresa in linea con il processo di riapertura delle attività", dice il rapporto, secondo cui “la ripresa delle attività di produzione e consumo è attesa sostenere - si legge - un miglioramento del clima economico con un effetto positivo sul Pil che, dopo una flessione ulteriore nel secondo trimestre, è previsto in aumento nel secondo semestre dell'anno".

Il dramma del lavoro

La gravità della situazione viene confermata dal fatto che nei primi 4 mesi dell'anno – in rapporto alla media del 2019 - circa 500 mila persone abbiano smesso di cercare lavoro, transitando tra gli inattivi. L'evoluzione dell'occupazione, calcolata in termini di ULA (unità lavorative annue) andrà in parallelo con l’andamento del Pil, con una brusca riduzione nel 2020 (-9,3%) e una ripresa nel 2021 (+4,1%). Va chiarito che la pandemia di coronavirus e le sue conseguenze si sono innestate (aggravandola) su una situazione già critica dell’economia italiana, che secondo l’Istat già dalla fine del 2019 “presentava evidenti segnali di stagnazione, solo in parte mitigati, a inizio 2020, da alcuni segnali positivi sulla produzione industriale e il commercio estero. A partire da fine febbraio, il dilagare dell'epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo hanno determinato un impatto profondo sull'economia, alterando le scelte e le possibilità di produzione, investimento e consumo ed il funzionamento del mercato del lavoro. Inoltre, la rapida diffusione dell'epidemia a livello globale ha drasticamente ridotto gli scambi internazionali e quindi la domanda estera rivolta alle nostre imprese”. Insomma, il Covid-19 si è manifestato in una fase del ciclo economico italiano caratterizzata da segnali di debolezza (-0,2% la variazione congiunturale del Pil nel quarto trimestre 2019). Nei primi mesi del 2020 gli indici di fiducia delle imprese mostravano una sostanziale stabilità, afferma l’Istat, mentre quelli delle famiglie evidenziavano una limitata flessione. Inoltre la produzione industriale aveva registrato un deciso rimbalzo congiunturale a gennaio.

I numeri del lockdown

In questo quadro le misure di contenimento dell’emergenza adottate dal governo “hanno determinato a marzo la sospensione delle attività di settori in cui sono presenti 2,1 milioni di imprese (poco meno del 48% del totale), con un'occupazione di 7,1 milioni di addetti di cui 4,8 milioni di dipendenti. Sulla base dei dati riferiti al 2017, tali imprese generano il 41,4% per cento del fatturato complessivo, il 39,5% del valore aggiunto e rappresentano il 63,9% per cento delle esportazioni di beni. Il blocco delle attività ha avuto effetti immediati sulla produzione. Secondo i dati di contabilità nazionale, nel primo trimestre dell'anno il Pil ha registrato una contrazione del 5,3% segnando arretramenti del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente dell'1,9%, dell'8,1% e del 4,4%.


FONTE: LA STAMPA



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