Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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AMMISSIONE AL PASSIVO CONCORSUALE DEL LAVORATORE ANCHE PER I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI

Posted on 3 September, 2020 at 13:45

L’insinuazione al passivo fallimentare del credito del lavoratore per ritenute previdenziali è un tema controverso.

Si potrebbe ritenere che l’ammissione avvenga al netto delle ritenute, sul presupposto che l’obbligo di versamento del datore di lavoro sorge al termine del periodo di paga ed a prescindere dall’erogazione della retribuzione. Per le ritenute previdenziali si applica, infatti, un principio di “competenza”. Diversamente, secondo Cass. 23426/2016, il credito è ammesso al lordo dei contributi gravanti sul lavoratore, in ragione dell’art. 23 della L. 218/52. In caso di omesso o tardivo adempimento dell’obbligo del datore di lavoro, quest’ultimo è tenuto per l’intero senza diritto di rivalsa verso il lavoratore per la sua quota.

Se l’istanza di insinuazione ha ad oggetto il credito al lordo dei contributi, il curatore verifica se il datore di lavoro aveva eseguito il pagamento. In caso positivo, il lavoratore è ammesso al passivo al netto delle ritenute, altrimenti è ammesso al lordo della quota a suo carico con privilegio (art. 2751-bis c.c.). Il lavoratore, quindi, matura (anche) un credito verso il datore di lavoro per i contributi previdenziali a proprio carico non versati, o tardivamente versati, all’INPS.

L’effetto “sanzionatorio senza rivalsa” implica che il curatore - con attivo “capiente” - dovrà pagare nel riparto sia il lavoratore al lordo della quota previdenziale a suo carico, sia l’INPS per quanto non versato, oltre alle sanzioni.


FONTE: EUTEKNE



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