Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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BONUS VACANZE, MOBILITA' E RISTORANTI: GLI AIUTI CHE HANNO FATTO FLOP

Posted on 4 September, 2020 at 9:45

I bonus per la ripresa post Covid

Sono stati diversi gli aiuti elargiti dal governo per cercare di aiutare cittadini e imprese a rialzarsi dopo la recessione innescata dal Covid-19. A subire i crolli più disastrosi, causato dall’impossibilità di spostarsi tra le regioni fino a giugno e ancor prima dai lockdown vero e proprio, sono stati il turismo e la ristorazione. Hotel e ristoranti, ma anche bar e locali, hanno visto scemare il numero delle presenze, per poi essere costretti alla chiusura. Al via libera alla riapertura, poi, i posti necessariamente dimezzati o quasi per il rispetto del distanziamento fisico. Il turismo ha risentito pesantemente dell’impossibilità delle persone a viaggiare e a spostarsi di casa. Ecco come sono nati i bonus vacanze e ristorazione. Il primo nasce per incentivare le famiglie ad andare in vacanza, sostenendole economicamente con un supporto che varia a seconda del numero dei componenti del nucleo famigliare; il secondo è pensato invece per i ristoratori e per sostenere la filiera agricola. Ma sono stati previsti anche altri aiuti nel tentativo di infondere un cambiamento nel modo di vivere degli italiani: è il caso del bonus bici e monopattini, che vuole incentivare la mobilità dolce. Eppure, per quanto questi bonus fossero attesi, per alcuni di questi il percorso è stato travagliato. È il caso del bonus bici, che, annunciato con il Dl Rilancio, deve ancora partire. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha annunciato che il 5 settembre il decreto attuativo sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale e che i rimborsi partiranno da novembre. O ancora quello del bonus ristorazione, che ha avuto un ritardo dovuto a un errore nella pubblicazione del decreto in Gazzetta ufficiale. C’è stato poi il caso del bonus per autonomi e partite Iva, che per come era stato concepito ha permesso ai «furbetti» di Montecitorio di prendere i 600 euro destinati invece alle categorie rimaste senza redditi durante il lockdown. Tutti esempi di flop (più o meno importanti) che hanno ritardato o hanno disatteso le aspettative.

Il flop del bonus vacanze

Il bonus vacanze è stato un flop? Guardando solo ai numeri, parrebbe di sì. O almeno, non ha raggiunto le cifre sperate. Al 1° settembre — a due mesi dal primo giorno per fare richiesta — sono stati utilizzati 499.415 bonus vacanze, mentre ne sono stati generati 1.292.867, per un controvalore economico pari a 623.982.800 euro. Dei 2,4 miliardi stanziati, ne sono stati usati decisamente meno. Tanto che sul caso è intervenuta anche la presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli: «volendo fare un bilancio del bonus vacanze, misura introdotta dal governo per rilanciare il turismo italiano colpito dalla pandemia di coronavirus, dei 2,4 miliardi di euro stanziati ne sono stati spesi solo 200 milioni e appena l’8% è giunto nelle casse di albergatori e stabilimenti balneari». Troppo poco per la presidente di Federturismo, rispetto a quanto servirebbe per «rimettere in moto l’intero settore». «Dal momento della sua introduzione avremmo preferito che il governo avesse utilizzato queste risorse come cassa per le aziende sotto forma di sgravi fiscali e aiuti a fondo perduto, non siamo stati ascoltati — ha detto Lalli —, ma ora ci auguriamo che si lavori in questa direzione per allocare le somme in avanzo direttamente alle imprese turistiche che continuano a trovarsi in forte sofferenza nonostante ci sia ancora chi creda che con agosto si siano risolti tutti i problemi del turismo italiano».

Il ritardo del bonus bici e monopattino

Introdotto dal Dl Rilancio, avrebbe dovuto arrivare entro agosto, ma siamo a settembre e del bonus mobilità — chiamato anche bonus bici e monopattino — neanche l’ombra. Di cosa si tratta? Copre fino al 60% degli acquisti effettuati dal 4 maggio in avanti, entro un limite massimo di 500 euro, per bici elettriche, biciclette, monopattini o altri mezzi di mobilità dolce. Era attesa per fine agosto la piattaforma che avrebbe permesso di fare richiesta e ottenere il bonus, ma fino al 2 settembre non si è saputo nulla. Poi, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha annunciato, con un post su Facebook, che il decreto attuativo sarà pubblicato il 5 settembre in Gazzetta ufficiale e che da quel momento partiranno i 60 giorni che la società ha per ultimare il portale per le richieste. I rimborsi dovrebbero partire così dal 4 novembre, con un discreto ritardo rispetto a quando era stato annunciato.

L’errore (e ritardo) del bonus ristorazione

Il bonus ristorazione, fortemente voluto dalla ministra per le politiche agricole Teresa Bellanova, ha avuto un piccolo problema alla sua partenza: per un errore che non è stato possibile attribuire di preciso a qualcuno, la versione del dl Agosto che lo rendeva ufficiale con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale riportava un errore notevole. Il testo, così come era scritto alla pubblicazione, tagliava fuori dai contributi a fondo perduto la maggior parte dei ristoranti italiani. Recitava infatti che il contributo a fondo perduto a sostegno della filiera della ristorazione spetta «ai soggetti che hanno avviato l’attività a decorrere dal 1°gennaio 2019». Una dicitura che lasciava così senza fondi tutti i ristoranti aperti prima del 2019. La ministra Bellanova ha definito, nella nota pubblicata sul sito del ministero, «un errore materiale a cui è stato già posto rimedio». E per risolvere il problema, ha detto che la misura sarebbe stata efficace «a partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, senza attendere il completamento del processo di conversione del decreto legge». Il contributo a fondo perduto ha come obiettivo quello di incentivare la ripresa della filiera agricola. Ed è rivolto, previa richiesta da inoltrare online, alle attività che hanno registrato un calo di fatturato pari ad almeno il 25% nel periodo marzo-giugno 2020, rispetto al fatturato medio dello stesso periodo dell’anno precedente.

Il bonus per autonomi e partite Iva

Si è fatto un gran parlare del bonus per autonomi e partite Iva dopo il caso dei furbetti di Montecitorio che hanno fatto richiesta (e ricevuto) i 600 euro previsti dalla misura. Potevano farlo? Teoricamente sì. Come è possibile? Perché la norma non prevedeva limiti di reddito per chi volesse far richiesta. Bastava che fossero partite Iva, co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi), lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali Assicurazione Generale Obbligatoria, lavoratori stagionali dei settori del turismo, operai agricoli a tempo determinato, lavoratori dello spettacolo, lavoratori stagionali dei settori diversi da quelli del turismo, lavoratori intermittenti, autonomi occasionali o incaricati di vendita a domicilio. La domanda, da effettuare in via telematica, non prevedeva requisiti di reddito. I liberi professionisti potevano usufruire di un’indennità di 600 euro per i mesi di marzo e aprile e di 1.000 euro per maggio (dimostrando di aver subìto una perdita di reddito del 33% nel secondo bimestre del 2020 rispetto al 2019). Anche i collaboratori coordinati e continuativi potevano ricevere 600 euro per marzo e aprile e 1.000 per maggio: e per ricevere il bonus maggiorato di maggio i collaboratori dovevano dimostrare che il rapporto di lavoro era cessato entro il 19 maggio 2020 (data di entrata in vigore del decreto Rilancio). Vero è che la richiesta era perfettamente legale, ma se fosse stata scritta ragionando su un limite massimo di reddito, non ci sarebbe stata nemmeno la possibilità di farne domanda.


CORRIERE DELLA SERA



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