Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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LAVORO, GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI NON BASTANO: SERVONO CAPITALI PRIVATI

Posted on 7 September, 2020 at 7:35

Se c’è un’urgenza accanto a quella della scuola e della sanità, questa riguarda l’occupazione. La crisi da Covid-19 ha sospeso un numero rilevante di lavoratori e ha cambiato le modalità di prestazione del lavoro. La ripresa non sarà per tutti i lavoratori. Occorre utilizzare le risorse disponibili dal Fondo Europeo Sure, non già per finanziare la Cassa Integrazione Guadagni, ma per avviare rapidamente una riforma del sistema di assistenza a chi perde il lavoro. Occorre passare dalla Cassa Integrazione Guadagni a una vera indennità di disoccupazione, con tanto di formazione e avvio a nuovi lavori, anche nel settore pubblico che oggi appare sottodimensionato come addetti, specie per i servizi alle persone.

 

Un programma per la ripresa

Un programma di questa portata è urgente per affrontare bene la ripresa, mentre si potrebbe lasciare la cig solo per la disoccupazione temporanea e, a mio avviso, questa forma di assicurazione dovrebbe essere interamente delegata alle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese che se la gestiscano e se la finanzino come desiderano e potrebbe quindi uscire dal comparto pubblico, salvo una forma di sorveglianza. V’è poi da organizzare le nuove forme di lavoro in remoto, che si estenderanno pur se non sostituiranno il lavoro in presenza, e occorre favorire la nascita di nuovi lavori e la crescita dell’occupazione. Questo obiettivo, e non potrebbe essere altrimenti, va di pari passo con la crescita degli investimenti e la creazione di nuove imprese. Il lavoro remoto non potrà essere svolto così come lo abbiamo conosciuto durante la fase acuta della pandemia.

 

Smart working da ripensare

Non tutti i lavoratori possono disporre di strumenti di lavoro e soprattutto di spazi idonei nelle loro abitazioni per svolgere in remoto le loro prestazioni lavorative. Occorrerà trovare forme di indennizzo e/o spazi di co-working per non gravare sui lavoratori. Ma occorrerà anche cambiare modalità di lavoro, procedure e sistemi organizzativi delle imprese, perché il lavoro in remoto sposta l’organizzazione delle imprese da un sistema gerarchico a un sistema decentrato, dove prevale il lavoro per obiettivi rispetto a quello per procedure. Quanto agli investimenti e alla creazione di nuove imprese, sicuramente sono utili sostegni economici, un fisco meno pesante e processi di semplificazione amministrativa, ma un ruolo fondamentale e insostituibile lo gioca il capitale di rischio, perché solo coloro che impegnano e rischiano i propri averi hanno poi la giusta attenzione e la forte determinazione a riuscire, ciò che assicura il successo dell’impresa e la stabilità nel tempo dei posti di lavoro creati.

 

L’importanza dei capitali privati

Ecco allora che diviene importante che, accanto alle misure di sostegno all’economia, ci siano poi soggetti determinati a investire e intermediari finanziari disposti a rischiare e capaci di valutare i progetti industriali. Un tempo era essenzialmente il sistema bancario a fornire i capitali. Ma, dopo le vicende degli ultimi venti anni, è cresciuto un operatore finanziario non bancario: si tratta di quello che chiamiamo Private Capital, ossia fondi di Private Equity, di Private Debt e di Venture Capital (con tutte le innovazioni che si stanno manifestando) che raccolgono risparmio privato da parte di investitori istituzionali e, pur se in minor misura, da privati cittadini con elevate disponibilità finanziarie e li investono nelle imprese per farle crescere e per remunerare il risparmio così raccolto attraverso la crescita del valore delle imprese in portafoglio.

 

Dove investe il Private Capital cresce l’occupazione

L'Aifi, associazione che presiedo da alcuni anni, ha svolto una indagine sul rapporto tra Private Capital e Human Capital. Risulta da questa indagine che le imprese partecipate dal Private Capital hanno avuto un rilevante aumento di occupazione e che la quota di laureati assunti è, seppur non di molto, superiore a quella delle altre imprese. Lo stesso vale per l’occupazione femminile. Risulta anche che nel corso del primo semestre di quest’anno i fondi di Private Equity hanno investito nelle imprese in portafoglio soprattutto per aumenti di capitale volti anche ad acquisizioni per una crescita dimensionale.


Nuovi processi per le Pmi

Insomma, l’Italia delle piccole imprese necessita di capitali per affrontare le nuove organizzazioni del lavoro, per investire in nuovi processi e per accrescere la capacità produttiva, per creare nuove imprese che saranno domani gli assi portanti della nostra economia. Tutto questo non può essere fatto con capitali pubblici, specie per un paese, come il nostro, dove elevato è il risparmio privato, spesso investito in titoli che rendono poco o investito in imprese straniere mentre quelle italiane potrebbero dare rendimenti anche superiori. La crescita del Private Capital in Italia è la via per apportare nuovo capitale alle imprese e, quindi, è la via per far crescere la nostra economia e consentirle di affrontare i molti cambiamenti del dopo Covid-19.


FONTE: SOLE24ORE



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