Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione

Rassegna stampa

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GOVERNO E REGIONI TRATTANO SULLE REGOLE PER IL NATALE

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 10.10

Nuove regole per lo shopping e per i giorni festivi se la curva epidemiologica si confermerà in discesa. Con la possibilità per i ristoranti di tornare a una semi-normalità e di tenere i negozi aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti, favorendo comunque il contingentamento degli accessi nelle vie dello shopping. E un attenuamento delle misure restrittive in quelle province dei territori della 'red zone' che hanno però dati epidemioologici migliori. Sono alcune delle ipotesi oggetto di trattativa tra l'Esecutivo e i governatori, che puntano ad un graduale allentamento delle misure in vista del Natale. Possibilmente già dopo il 4 dicembre, data in cui cessa l’efficacia dell’ultimo Dpcm.

Le aperture del Cts

Aperture in tal senso, sono venute del resto dallo stesso Comitato tecnico scientifico. Dopo il 4 dicembre «i negozi e i ristoranti potranno probabilmente ritornare ad una seminormalità se rispetteranno quelle regole. Sarà una quasi normalità, non un liberi tutti» ha detto Agostino Miozzo, coordinatore del comitato tecnico scientifico intervenendo a Porta a Porta, che ha aggiunto: «un Natale tradizionale ce lo dobbiamo scordare». Ma sono ancora tanti i punti interrogativi in vista del vertice con i territori convocato dal ministro per le Autonomie Francesco Boccia nelle prossime ore, a cui parteciperanno anche l'Iss e il ministro della Salute. La linea del Governo resta quella dell'ascolto, ma senza alcuna intenzione di modificare il sistema di monitoraggio. Lo stesso premier, Giuseppe Conte, è tornato sui 21 indicatori che determinano la classificazione in zone rosse, arancioni o gialle, chiarendo: «Il sistema per parametri ci consente interventi mirati e di introdurre misure restrittive che siano limitate nel tempo e ben dosate sull'effettivo livello di rischio dei territori».

I 21 parametri non in discussione

I criteri non dovrebbero dunque subire modificazioni, così come avevano chiesto gli stessi governatori in una Conferenza delle Regioni, proponendo di ridurre da 21 a 5 gli indicatori per ridefinire le fasce di rischio. Il confronto ci sarà ma è lo stesso Boccia a spiegare che «non bisogna politicizzare i parametri perché sarebbe un errore renderli discrezionali senza il conforto della comunità scientifica». La mano tesa dell'Esecutivo potrebbe arrivare con un dialogo più aperto nella Cabina di regia per il monitoraggio dei dati che arrivano dai territori, a cui partecipano tutte le componenti, esperti compresi. «Se in quella sede - ha aggiunto Boccia - dovesse venir fuori una valutazione scientifica che può consentire a un parametro di essere ponderato meglio o in maniera diversa, chiaramente la Cabina di regia può dare un contributo». Ed è stato lo stesso premier Giuseppe Conte a puntualizzare: «Cercheremo di rendere ancora più chiari e trasparenti i parametri ma questo non diventi confusione»

Il nuovo Dpcm in arrivo

In vista delle feste natalizie, con un raffreddamento della curva dei contagi e un Rt stabilmente sotto 1, il nuovo Dpcm - per non mortificare i consumi - potrebbe prevedere la possibilità di tenere i negozi per lo shopping aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti e favorire comunque il commercio. Anche se le norme sono ancora tutte da definire, il governo punta a un Natale soft, con il divieto di cenoni e veglioni allargati, magari riproponendo il limite di sei persone per gli incontri a casa. Oppure lasciando i negozi aperti anche nelle aree arancioni (non solo in quelle gialle) ma con un contingentamento degli accessi nelle vie dello shopping. Il tutto per evitare una terza ondata di contagi a gennaio.

Natale sobrio senza feste

«A Natale dobbiamo già predisporci a passare le festività in modo più sobrio: veglioni, festeggiamenti, baci e abbracci non è possibile. Al di là delle valutazioni scientifiche occorre buonsenso. Una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva, in termini di decessi, stress sulle terapie intensive. Non ce lo possiamo permettere. Anche se pensiamo ci si possa scambiare doni e permettere all'economia» di crescere, ha detto il premier Giuseppe Conte nel suo intervento all'assemblea dell'Anci.

I semafori delle Regioni

Quanto alle fasce di rischio in cui sono state divise le regioni, ad oggi sono «rosse» Lombardia, Piemonte, Campania, Calabria, Toscana, Valle d’Aosta, provincia di Bolzano e Abruzzo con ordinanza del governatore Marsilio; «arancioni» sono Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Liguria, Umbria, Puglia, Basilicata e Sicilia. Mentre rimangono «gialle» provincia di Trento, Veneto, Lazio, Molise e Sardegna. Le ordinanze sono state firmate tra il 6 e il 13 novembre. Calcolando la validità per un minimo di due settimane e l’obbligo di osservazione per un’altra settimana, entro il 10 dicembre varie regioni potrebbero essere “declassificate” fuori dalla fascia di rischio più alta. E nelle regioni ancora «rosse» potrebbe essere previste delle zone arancioni o gialle provinciali per quei territori (come Bergamo in Lombardia) che presentano una situazioni contagi e ospedaliera più sotto controllo.

Le richieste dei governatori

Non a caso tra le richieste delle Regioni c'è l’accelerazione dei tempi sulla revisione dell’assegnazione delle zone meno restrittive (attualmente non prima di due settimane) e l'allentamento delle misure in quelle province dei territori della 'red zone' che hanno però dati più confortanti. C'è anche chi va in senso opposto, anticipando chiusure per non rischiare di restare tra i bocciati a Natale. Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha inviato una lettera al ministro Speranza per chiedere «l'adozione di un provvedimento che inserisca esclusivamente i territori delle province di Foggia e di Bat (Barletta - Andria - Trani) nella cosiddetta “zona rossa”, in quanto caratterizzati da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto». Anche per il governatore lombardo, Attilio Fontana, «è meglio un po' di cautela all'inizio che dover poi rincorrere una ripartenza della corsa del virus. Meglio un po' di cautela iniziale e cercare di metterci in sicurezza. Anche perché dobbiamo fare il Natale e dobbiamo farlo con una certa libertà. Noi abbiamo già iniziato una fase di leggero ma significativo miglioramento. Il nostro Rt è sceso in maniera sostanziale, tanto che in base ai numeri noi rientreremmo oggi in una zona arancione». Avere un Natale «il più normale possibile» è anche l'obiettivo del presidente della Liguria, Giovanni Toti. Ma - avverte il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, «se immaginiamo di farlo come qualcuno ha vissuto le settimane dell'estate, a gennaio o febbraio ritorneremo in questa situazione e non possiamo permettercelo».


FONTE: SOLE24ORE



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