Dott. Caglieri Simone

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Rassegna stampa

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S&P L'AGENDA DI RIFORME NON AVRA' UN IMPATTO IMMEDIATO SUL RATING

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 08.10

Nel suo odierno bollettino S&P Global Ratings ha analizzato il percorso che il nostro Paese ha di fronte a sé precisando che l’ambiziosa agenda di riforme in cantiere non avrà un immediato impatto sulla sua visione della qualità del credito dell'Italia (BBB/Stable/A-2). «Il nuovo governo di "unità nazionale" italiano, guidato dall'ex presidente della Bce Mario Draghi, ha detto che si concentrerà sulla risposta alla pandemia e sul sostegno alla ripresa economica – si legge nel bollettino -. Il governo, una coalizione di sei partiti, inizierà anche a elaborare un piano strategico per investire la quota di circa 200 miliardi di euro del fondo Next Generation Ue. Ci si aspetta che il nuovo governo, che rappresenta quasi il 90% dei seggi parlamentari, una maggioranza più ampia di qualsiasi altro governo del dopoguerra, possa riformare l'economia italiana, il quadro fiscale e il sistema giudiziario».

L’agenzia ha poi messo in evidenza che «Draghi ha solo due anni per raggiungere i suoi obiettivi. Le sfide strutturali a lungo termine dell'Italia includono l'invecchiamento della popolazione, i mercati dei prodotti e del lavoro altamente regolamentati, le grandi disparità economiche ed educative tra il nord e il sud, e gli scarsi risultati nell'attrarre investimenti dal resto del mondo. Il nuovo governo dovrà anche monitorare da vicino la salute del settore finanziario, data la sua bassa redditività e l'alta esposizione alle piccole e medie imprese, colpite duramente dalla pandemia».

Nel focus gli aiuti anti-Covid e gli effetti possibili sul debito dell’Italia «Dall'anno scorso, il governo italiano ha accettato di emettere garanzie fino al 25% del Pil per sostenere la liquidità di famiglie e imprese. Se queste garanzie dovessero essere richieste, il debito pubblico aumenterebbe oltre le nostre attuali aspettative» ha precisato l’agenzia di rating.

S&P ha anche detto di prevedere un rimbalzo economico in Italia del 5,3% nel 2021, supponendo che la situazione sanitaria si normalizzi e che gli stimoli fiscali e monetari restino in vigore. Nel 2020, il Pil si è contratto dell'8,8% poiché le restrizioni della COVID-19 hanno pesato sui consumi privati e sugli investimenti. «Eppure l'Italia è probabilmente ancora in una posizione leggermente migliore di alcuni dei suoi vicini, grazie al suo settore manifatturiero relativamente grande, che è stato meno colpito del settore dei servizi dal secondo blocco. Se l'Italia, destinata ad essere il più grande beneficiario del Fondo Ue, utilizzerà efficacemente la sua quota, ciò potrebbe stimolare gli investimenti pubblici, che sono stati inferiori di circa il 30% rispetto a prima dell'ultima crisi finanziaria» si legge nel bollettino.



FONTE: LA STAMPA


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