Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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SOSPENDIBILI LE SOLE PERDITE DEL 2020

Pubblicato il 10 aprile 2021 alle 07.50

Rinviabili solo le perdite emerse nell'esercizio in corso al 31 dicembre 2020. In ogni caso se tali perdite, da sole o sommate a quelle emerse in altri esercizi, portano il capitale sociale al di sotto del minimo legale, risultano «sospendibili» gli obblighi di ricapitalizzazione derivanti dalle perdite cumulate. È possibile sospendere tutte le perdite del bilancio 2020 e non solo quella parte di perdite non coperte da riserve. Sono questi i contenuti essenziali dei nuovi 12 orientamenti in ordine al regime di sospensione delle perdite emanate dal Notariato del Triveneto.

Le perdite da 2447 (o da 2482-ter) dell'esercizio in corso al 31/12/2020 e il possibile effetto trascinamento. La massima T.A.7 evidenzia gli esercizi a cui devono riferirsi le perdite che portano il capitale sociale al di sotto del minimo legale. Si prevede che possono essere rinviate le perdite nell'esercizio che comprende il 31 dicembre 2020 quando esse sono tali da eccedere, da sole o sommate a quelle emerse in altri esercizi, il terzo del capitale sociale riducendolo al di sotto del limite legale. Queste (e solo queste) secondo i notai delle Tre Venezie possono essere rinviate dall'assemblea e coperte a seguito della chiusura dell'esercizio 2025. In questo caso non opererà la causa di scioglimento della società. Tale differimento, previsto dal nuovo art. 6, comma 3 del dl 23 non opera di diritto in relazione alle perdite emerse nell'esercizio che comprende il 31 dicembre 2020, ma richiede una espressa delibera dell'assemblea dei soci in tal senso, che può (e non deve) deliberare di rinviarne la copertura. L'assemblea può, evidentemente, decidere anche una riduzione del capitale e il ripianamento integrale delle perdite o provvedere ad una ricapitalizzazione parziale (anche senza ricondurre il patrimonio netto al minimo di legge).

Le perdite da 2446 (o da 2482-bis). La sterilizzazione, si legge nella massima T.A.5, riguarda le perdite dell'esercizio che comprende la data del 31 dicembre 2020; al di fuori di detta ipotesi le previsioni di cui agli artt. 2446 e 2482-bis c.c. continuano a trovare integrale applicazione. Ne consegue che, nel caso ad esempio in cui il limite di 1/3 della perdita sia stato superato per la prima volta nell'esercizio 2019 e nell'esercizio 2020 non si sia rientrati al di sotto di tale limite, le perdite nel 2021 risulteranno da coprire in quanto, in tale ipotesi, non saremmo di fronte a perdite emerse nel 2020. Se invece la società ha superato il limite di 1/3 di perdita del capitale sociale senza ridurlo al di sotto del minimo di legge per la prima volta nell'esercizio 2020 (anche per effetto di perdite non integralmente emerse nell'esercizio ma relative in parte ad esercizi precedenti che sommate a quelle dell'esercizio 2020 determinano il superamento di tale limite), l'obbligo di riduzione del capitale sociale nominale è differito al quinto esercizio successivo a quello 2020.

La diversa posizione del notariato di Milano. Sia per le perdite da 2446 e 2482-bis c.c. che per quelle da 2447 e da 2482-ter, emerge una diversa posizione del notariato Triveneto rispetto a quella assunta dal Notariato di Milano con la massima n. 196/2021. I notai del Triveneto ritengono sospese le sole perdite emerse nell'esercizio che comprende il 31 dicembre 2020, ma comprendono nella sospensione anche quelle eventualmente coperte da riserve, mentre il notariato Milanese ritiene sospese le perdite maturate in qualunque esercizio, e non ancora ripianante in quello in corso al 31 dicembre 2020, ma prende in considerazione solo quelle non coperte da riserve. La posizione dei notai del Triveneto, oltre che maggiormente aderente al dettato letterale della norma ed alla ratio della stessa (sospendere le perdite generatesi nel periodo epidemiologico) sembra anche maggiormente in linea con la circolare Mise 26890 del 29/1/2021.

Le perdite oggetto di sospensione. L'art. 6 del dl 23/2020, così come modificato dall'art. 1, comma 266 della legge 178/2020, a differenza della disposizione antecedente che prendeva in considerazione solo le perdite emerse in qualunque epoca non assorbite da riserve, prende ora in considerazione le «perdite di esercizio», ossia il risultato economico negativo di un singolo esercizio sociale (quello ritenuto «anomalo» a causa dell'emergenza Covid), al lordo di eventuali riserve in grado di compensarlo o ridurlo. Da quanto sopra deriva che l'entità delle perdite oggetto di «sterilizzazione» in forza della disposizione contenuta nel comma 1 dell'art. 6 del dl n. 23/2020, come introdotta dall'art. 1, comma 266, della legge n. 178/2020, è quella complessiva che emerge dal conto economico del bilancio relativo all'esercizio che comprende la data del 31 dicembre 2020 (voce 21, ex art. 2425 c.c.) e non solo quella parte di esse che incide sul capitale nominale in quanto non assorbita da eventuali riserve di patrimonio. In altri termini, si legge nella motivazione della massima una società per azioni con capitale di euro 90.000 che abbia chiuso l'esercizio 2019 con un patrimonio netto contabile di euro 150.000 (per la presenza di riserve per euro 60.000) e l'esercizio 2020 con un patrimonio netto contabile di euro 40.000 (a causa di perdite di esercizio per euro 110.000), applicando la nuova disposizione contenuta nel comma 1 dell'art. 6 del dl n. 23/2020 modificato, ha diritto di «sterilizzare» per cinque esercizi l'importo di euro 110.000, ossia tutte le perdite dell'esercizio 2020, mantenendo conseguentemente un patrimonio netto «sterilizzato» di euro 150.000.


FONTE: ITALIAOGGI



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