Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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LA MESSA IN MORA DEL DEBITORE E I SUOI EFFETTI

Pubblicato il 12 aprile 2021 alle 15.25

La mora del debitore si determina quando il debitore non esegue la prestazione nel termine stabilito per l’adempimento, di fatto ritardandolo, per cause ingiustificabili. Poiché la messa in mora del debitore presuppone che la prestazione possa essere ancora eseguita, tale situazione giuridica non si ha:

1) Quando il ritardo nell’adempimento si identifica con un inadempimento definitivo perché la prestazione non può più essere fatta;

2) Quando siamo di fronte ad una obbligazione di non fare, dove è concettualmente impossibile parlare di ritardo.

Gli effetti della mora non si producono automaticamente ma solo su iniziativa del creditore, intimando o richiedendo per iscritto (art. 1219 comma 1 c.c.) al debitore di adempiere a quanto dovuto. Senza questo atto non c’è mora del debitore né si hanno, perciò, i suoi effetti. La regola conosce però tre eccezioni, ove gli effetti della mora si producono automaticamente senza bisogno di intimazione scritta:

  • L’obbligazione deriva da fatto illecito extracontrattuale, perché la vittima dell’illecito presumibilmente non ha alcuna intenzione di manifestare tolleranza verso l’autore dell’illecito, che la deve risarcire;
  • Il debitore ha dichiarato per iscritto di non voler adempiere;
  • L’obbligazione aveva un termine che è scaduto e doveva essere adempiuta al domicilio del creditore;
  • Con riferimento ai debiti commerciali, sulla base di quanto disposto dal D.Lgs 231/2002.

Una volta avvenuta la costituzione in mora del debitore, si producono fondamentalmente due effetti.

Il primo opera nei riguardi delle sole obbligazioni pecuniarie e consiste nel maturare degli interessi moratori (art. 1224 comma 1 c.c.) calcolati dal giorno della mora fino al giorno del pagamento. Il tasso moratorio può variare:

- Di regola gli interessi moratori sono calcolati al tasso legale;

- Qualora prima della mora erano dovuti interessi a un tasso superiore a quello legale (ad esempio perché le parti li avevano concordati in tale superiore misura), anche gli interessi moratori si calcolano a questo tasso ultralegale;

- Ai sensi del D.Lgs. 231/2002, con riferimento ai debiti commerciali gli interessi moratori scattano automaticamente senza bisogno di costituzione in mora e vanno calcolati a un tasso superiore a quello legale.

Gli interessi moratori hanno funzione risarcitoria, compensando il creditore per non aver avuto la disponibilità della somma nel periodo per il quale è durato il ritardo del debitore. Questa semplificazione non garantisce la piena soddisfazione del creditore tutte le volte che il ritardo nel pagamento gli causa danni superiori all’ammontare degli interessi moratori. 

Il secondo effetto della mora si sintetizza nella formula del passaggio del rischio, spostando sul debitore il rischio di impossibilità della prestazione a lui non imputabile. Infatti se la prestazione diventa impossibile per causa non imputabile al debitore, di regola l’obbligazione si estingue e il debitore è liberato, mentre se l’impossibilità si verifica durante la mora, questa regola non si applica in quanto il debitore resta obbligato a risarcire il creditore per la perdita della prestazione, anche se tale perdita non è imputabile a lui. 

Per sfuggire a tali conseguenze il debitore ha solo un mezzo: smentire quella presunzione, dimostrando che l’oggetto della prestazione sarebbe andato ugualmente distrutto, anche se si fosse trovato presso il credito (art. 1221 comma 1 c.c.). Questa prova liberatoria a sua volta incontra un limite: non libera il debitore obbligato a restituire una cosa illecitamente sottratta (art. 1221 comma 2 c.c.).


Dott. Caglieri Simone



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