Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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DETERMINAZIONE VALORE DELLE QUOTE SOCIALI DI SOCIETA' DI CAPITALI NELLA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE

Pubblicato il 01 giugno 2021 alle 15.20

L’art. 16 del D.Lgs. 31.10.1990 n. 346 disciplina la determinazione della base imponibile dell’imposta sulle successioni da applicare alle quote di partecipazione al capitale delle società non azionarie né quotate, tra le quali rientrano le società a responsabilità limitata, quantificata come << il valore proporzionalmente corrispondente al valore, alla data di apertura della successione, del patrimonio netto dell’ente o della società risultante dall’ultimo bilancio pubblicato o dall’ultimo inventario regolarmente redatto e vidimato, tenendo conto dei mutamenti sopravvenuti >>. In altri termini occorre aver riguardo del patrimonio netto che risulti dalla redazione dell'ultimo bilancio approvato o dall'ultimo inventario regolarmente redatto e vidimato.

La base imponibile, pertanto, deve essere determinata alla data di apertura della successione, utilizzando l’ultimo bilancio depositato in CCIAA pubblicato prima del decesso, e tenendo conto dei mutamenti sopravvenuti: qualora l’ultimo bilancio depositato fosse datato nel tempo, sarà necessario chiedere all’amministratore una situazione contabile alla data di apertura della successione, in modo da apportare alle voci contabili presenti nell’ultimo bilancio pubblicato i mutamenti successivi di cui all’art. 16. Ne consegue che non ha rilevanza il valore di mercato della società, come conferma il fatto che ai sensi dell’art. 8, comma 1-bis del TUS, nel calcolo dell’imposta di successione non si deve tenere in considerazione dell’avviamento. In riferimento alla necessità di “aggiornare” il bilancio con i mutamenti sopravvenuti, la Cassazione con sentenza n. 23462/07 aveva stabilito che l’attualizzazione delle poste espresse nel bilancio medesimo si rende necessaria – in ragione dei possibili mutamenti intervenuti nel lasso di tempo intercorso tra l’approvazione del bilancio e la morte del socio – in quanto inadeguate a rappresentare fedelmente il patrimonio attuale della società. Si tratta, dunque, di una norma con l’esclusiva finalità di pervenire ad una determinazione della base imponibile nel modo più aderente possibile alla reale ed effettiva economicità dell’operazione. Inoltre, nonostante si tratti di imposta di donazione e non di successione, con riferimento all’individuazione dei “mutamenti sopravvenuti” la Suprema Corte (sentenza n. 17062/13) ha statuito che << Il valore del patrimonio netto della società risultante dall’ultimo bilancio può essere incrementato, o ridotto, in ragione dei mutamenti sopravvenuti tra la data di chiusura dell’esercizio al quale il bilancio si riferisce e la data della donazione, potendosi anche utilizzare le risultanze di un successivo bilancio, antecedente alla data della donazione, ancorché approvato in epoca successiva >>.

Ulteriore chiarimento in materia arriva dalla sentenza n. 25007 depositata l'11 dicembre 2015 dove, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle entrate contro gli eredi del fondatore di una nota casa di moda, i giudici di merito hanno disposto che – contrariamente a quanto nella specie ritenuto dalla commissione tributaria – la base imponibile di titoli, azioni e quote sociali, non può essere determinata, ove risultino valori di bilancio regolarmente approvati, assumendo come criteri di computo, distinte risultanze tratte da documenti diversi. Infatti nel caso in esame era stato erroneamente inserito il valore risultante dal "bilancio infrannuale" non regolarmente redatto e approvato secondo le ordinarie regole di diritto societario.

Tra l’altro in ipotesi di successiva cessione delle partecipazioni acquisite per successione, l’erede deve assoggettare a tassazione diretta l’eventuale plusvalenza data dalla differenza tra il corrispettivo percepito e il valore fiscale con quest’ultimo pari a:

  • Il valore dichiarato della dichiarazione di successione in riferimento alle partecipazioni dichiarate ai fini dell’imposta sulle successioni anche qualora la suddetta imposta non sia dovuta a seguito di una base imponibile che non ha superato gli importi minimi previsti dalla franchigia di imposizione;
  • Il valore normale delle partecipazioni (alla data di apertura della successione) se le stesse partecipazioni non sono soggette all’imposta sulle successioni.


Dott. Caglieri Simone



 

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