Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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RIPARTE L'INDUSTRIA METALMECCANICA MA E' RISCHIO STOP PER MANCANZA DI MANODOPERA E AUMENTI DELLE MATERIE PRIME

Pubblicato il 09 giugno 2021 alle 07.50

Cresce la produzione dell’industria metalmeccanica ma il rincaro dei prezzi delle materie prime potrebbe addirittura portare a un nuovo blocco delle fabbriche, dopo il lockdown dovuto alla pandemia. Sono tre le cause della folle corsa al rame e all’alluminio: l’accumulo della Cina che non esporta metalli, l’aumento della domanda americana e l’intervento speculativo di alcuni fondi finanziari.

Nel primo trimestre del 2021 però arrivano buone notizie: i volumi sono cresciuti del 15,6% nel confronto con l'analogo periodo dell'anno precedente e dello 0,8% rispetto all'ultimo trimestre del 2020. L'indagine congiunturale di Federmeccanica, presentata a Roma da vertici dell’associazione, lancia poi un nuovo allarme per il reperimento della manodopera. Più della metà delle imprese, il 56%, non riesce a trovare i profili necessari: dai tecnici di base agli esperti in digitale. Ma il direttore generale di Federmeccanica Stefano Franchi nega che dietro l’assenza delle maestranze ci possa essere anche un problema salariale: «In questi anni si è fermata l’alternanza scuola-lavoro, speriamo che le risorse previste dal Recovery plan per gli Its possano dare una svolta a questa situazione». Come fare per rendere più pesanti le buste paga di queste figure professionali? «Il cuneo fiscale in Italia ci penalizza, aspettiamo la riforma fiscale», aggiunge Franchi.

La risalita del settore

«Il miglioramento della produzione - osserva Fabio Astori, vice presidente di Federmeccanica- ha interessato tutte le attività del metalmeccanico che, in termini tendenziali, hanno evidenziato aumenti a doppia cifra. Va tuttavia sottolineato che i dati positivi rilevati si basano sul raffronto tra marzo 2021 e marzo 2020, primo mese del lockdown che ha poi determinato il più grande calo della produzione e del fatturato mai registrato nel nostro settore dal dopoguerra. C'è quindi ancora tanta strada da fare per tornare a parlare di crescita e sviluppo. Non si può quindi abbassare la guardia, anzi si deve alzare il tiro con politiche industriali mirate ed efficaci».

Licenziamenti

Il 42% delle imprese prevede incrementi di produzione. Il 16% ritiene di dover aumentare, nel corso dei prossimi sei mesi, gli attuali livelli occupazionali rispetto all'8% che ritiene invece di doverli diminuire. «Lo sblocco dei licenziamenti non sarà assolutamente un problema nelle aziende metalmeccaniche, noi abbiamo bisogno di personale negli stabilimenti», sottolinea il vice presidente Astori.

Materie prime

«Già a marzo, in occasione della scorsa congiunturale avevamo posto l'accento su un serio problema che cominciava a manifestarsi: la dinamica dei prezzi delle materie prime e le difficoltà di approvvigionamento – ricorda Astori - . Oggi, dai dati raccolti, risulta che la gran parte delle imprese partecipanti all'indagine (84%) ha risentito del rincaro dei prezzi dei metalli e dei semilavorati in metallo utilizzati nei processi produttivi e la crescita dei costi di produzione nel 60% dei casi determinerà sia un aumento dei prezzi di vendita sia una riduzione dei margini di profitto. Il 54% delle imprese ha affermato di avere difficoltà di approvvigionamento dei metalli e semilavorati in metallo a causa della loro scarsità sul mercato e in alcuni casi anche per la bassa qualità dell'offerta. La difficile situazione in atto potrà determinare addirittura un'interruzione dell'attività produttiva, così come dichiarato dal 14% delle imprese partecipanti».


FONTE: LA STAMPA



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