Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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TRANSAZIONE OMOLOGATA ANCHE CON IL NO DEL FISCO

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 13.50

Il Tribunale di Roma, con alcuni recenti provvedimenti, ha preso posizione sull’interpretazione degli artt. 180 co. 4 e 182-bis co. 4 del RD 267/42, che attribuiscono, al ricorrere delle condizioni di legge, al tribunale il potere/dovere di omologare le proposte di transazione anche in mancanza di voto (nel concordato) e in mancanza di adesione (nell’accordo di ristrutturazione dei debiti) del fisco e degli enti previdenziali (c.d. cram down).

In merito, sono stati prospettati tre indirizzi: il primo (restrittivo) consente l’omologa solo in caso di silenzio (diniego) del fisco e degli enti; il secondo (estensivo) riconosce il potere/dovere anche a seguito di espresso voto negativo o rigetto dell’adesione; il terzo (intermedio) attribuisce il potere di omologa in caso di silenzio nell’accordo, ma non nel concordato.

In favore della tesi estensiva milita: l’esigenza di superare le ingiustificate resistenze alle soluzioni concordate della crisi; il coordinamento con la disciplina del sovraindebitamento; l’identità degli effetti ai fini del calcolo delle maggioranze che nel concordato hanno il voto contrario e il silenzio; la necessità di consentire, anche sulla base di Cass. SS. UU. 8504/2021, un sindacato dell’eventuale diniego, che non potrebbe essere esercitato laddove si negasse al tribunale la possibilità di intervenire sul rigetto; per l’accordo di ristrutturazione, il tenore letterale della formula “mancanza di adesione” può essere intesa come risposta negativa.


FONTE: IL SOLE 24 ORE



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