Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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BANCAROTTA PER I COMPENSI DA AMMINISTRATORE SENZA DELIBERA ASSEMBLEARE

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 13.50

In ordine all’indebita apprensione di compensi da parte degli amministratori di società poi fallite, si registrano due differenti soluzioni in seno alla giurisprudenza di legittimità.

Secondo una prima ricostruzione, che fa stretta applicazione delle disposizioni del codice civile sui compensi degli amministratori, integra il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione la condotta dell’amministratore che prelevi indebitamente somme dalle casse sociali, a titolo di pagamento di competenze, ancorché su delibera del CdA, in quanto la previsione di cui all’art. 2389 c.c. stabilisce che la misura del compenso degli amministratori di società di capitali, qualora non sia stabilita nello statuto, deve essere determinata con delibera assembleare (cfr. Cass. n. 50836/2016).

Secondo altra ricostruzione, invece, risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta fraudolenta per distrazione l’amministratore che ottenga in pagamento di suoi crediti verso la società in dissesto, relativi a compensi e rimborsi spese, una somma congrua rispetto al lavoro prestato. L’amministratore che intenda sostenere la legittimità del proprio credito, quindi, deve fornire una serie di elementi di confronto, quali, ad esempio, gli emolumenti riconosciuti dall’assemblea ai precedenti amministratori, gli impegni orari osservati e i risultati garantiti (cfr. Cass. n. 48017/2015).

A tale seconda ricostruzione sembra aderire anche la recente sentenza n. 31517/2021 della Cassazione.


FONTE: EUTEKNE



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