Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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I BENEFICIARI DEI MEZZI DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 16.35

I soggetti beneficari dei mezzi di composizione della crisi sono identificati dall’art. 1 del D.Lgs 14 del 12 gennaio 2019, n. 14 e ss. quali:

• Consumatore.

Il consumatore è definito come la persona fisica che contrae obbligazioni per far fronte ad esigenze personali o familiari o a favore di terzi ma comunque per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale.

In questa definizione rimane esclusa la figura del fideiussore estraneo all’attività d’impresa, i cui piani del consumatore sono dichiarati inammissibili. Si pensi alla ricorrente casistica di un genitore che rilascia una fideiussione per la società o ditta individuale del figlio: nonostante la motivazione dell’indebitamento è estranea allo svolgimento di una propria attività imprenditoriale, la maggior parte della giurisprudenza di merito sostiene che nella situazione in esame il fideiussore non possa ritenersi un consumatore e, pertanto, gli è preclusa la possibilità di accesso al piano del consumatore. Dall’altra parte, però, una recente sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Civ. Sez. VI, 16/01/2020 n. 742) ha fornito una diversa interpretazione: al fine di identificare o meno il fideiussore come consumatore è necessario valutare se tale rapporto contrattuale (fidejussione) rientri o meno nell’esercizio dell’eventuale professione svolta dal soggetto che ha prestato la garanzia. Di conseguenza, la Corte ritiene che rientri nella nozione di consumatore anche il fidejussore persona fisica che, pur svolgendo una propria attività professionale, stipuli il contratto di garanzia per finalità non inerenti lo svolgimento di tale attività. Vedremo in futuro se la sentenza in esame avrà o meno ripercussioni sulla giurisprudenza di merito.

• Imprenditore commerciale.

Ai sensi dell’art. 2195 c.c., la figura dell’imprenditore commerciale è come di seguito identificata << Sono soggetti all’obbligo della registrazione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:

1) Un’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi;

2) Un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;

3) Un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;

4) Un’attività bancaria o assicurativa;

5) Altre attività ausiliarie delle precedenti.

Le disposizione della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano. >>.

• Imprenditore artigiano.

La legge-quadro per l’artigianato (L. 8 agosto 1985, n. 443) ha definito la figura dell’artigiano come quella svolta da << colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l’impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, del processo produttivo >>, mentre nel successivo articolo 4 vengono indicati i limiti dimensionali, con un numero massimo variabile in base al settore di appartenenza.

Ulteriore specifica è prevista nel caso delle Srl artigiane, nelle quali in aggiunta è richiesto che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e deve detenere la maggioranza del capitale sociale e degli organi deliberanti della società.

• Professionista.

Gli art. 2229 e successivi si occupano di definire la figura del professionista intellettuale, distinguendola nettamente da quella dell’imprenditore.

Nel corso degli anni il dibattito in merito agli elementi distintivi tra la figura dell’imprenditore e quella del professionista intellettuale ha portato a diversi contrasti di vedute tra gli studiosi di diritto commerciale ma non ad una risoluzione del problema.

Ad oggi si ritiene che il problema non sussiste se un soggetto risulta iscritto ad appositi albi professionali, nel quale caso non vi saranno dubbi nel qualificare quest’ultimo come professionista intellettuale. Negli altri casi si tende o a consultare le varie sentenze della corte di Cassazione oppure a verificare se siano rispettati i requisiti dell’imprenditore riportati nell’art. 2082 c.c.: quando quest’ultimi non sono rispettati, ci troveremo di fronte ad un professionista intellettuale.

• Impresa agricola.

L’impresa agricola è definita dall’art. 2135 c.c. in base al quale è tale l’azienda che svolge << l’esercizio di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge>>.

Sulla base del presente articolo possiamo affermare che sono imprese agricole quelle che svolgono le seguenti attività:

1) Coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse;

2) Sono “attività connesse” quelle inerenti alla manipolazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo e dall’allevamento di animali;

3) In secondo luogo sono “attività connesse” la fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata;

4) Le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge (ad esempio gli agriturismi).


Dott. Caglieri Simone



 

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