Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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IL CREDITO ORMAI E' SOLO PER CHI NON NE HA BISOGNO

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 07.40

Negli ultimi dieci anni i prestiti erogati alle imprese si sono ridotti del 26%. Si è passati infatti dai 1.016 miliardi di luglio 2011 ai 742 di luglio 2021. Un calo che sembra destinato a proseguire. Ci sono infatti una serie di fattori che sembrano spingere le banche alla concessione del credito solo alle imprese che non ne hanno realmente bisogno. Al di là dei vincoli sempre più stringenti imposti dalla disciplina europea e italiana, motivati ovviamente dalla giusta preoccupazione di preservare gli istituti di credito dal rischio di default anche e soprattutto nei periodi di difficoltà, sono numerosi i fattori che spingono in questa direzione. ItaliaOggi ha commentato giovedì scorso una importante sentenza della corte di Cassazione, secondo la quale «le banche devono valutare con grande prudenza la concessione del credito ai soggetti in condizione di difficoltà economica. Nel caso tale concessione avvenga, l’istituto di credito deve ristorare il danno qualora dal finanziamento derivi una continuazione dell’impresa con conseguente aggravamento del dissesto». Di fatto, sotto lo spettro del reato di concessione abusiva del credito, si impone un approccio che punta unicamente alla minimizzazione del rischio dell’istituto di credito, a scapito della continuità aziendale. Alle prime difficoltà, le imprese vengono spinte verso la chiusura. Oppure sono costrette a rivolgersi agli usurai.

Secondo una ricerca dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, sarebbero almeno 176 mila le imprese in queste condizioni. È questo, infatti, il numero delle aziende in sofferenza che sono state già segnalate come insolventi dagli intermediari finanziari alla centrale dei rischi della Banca d’Italia e che quindi non possono accedere ad alcun prestito erogato dal canale finanziario legale. Ma l’applicazione di una politica del credito più restrittiva, come peraltro auspicato pochi giorni fa anche da Andrea Enria, presidente del consiglio di vigilanza della Bce alla conferenza annuale organizzata da Merril Lynch, potrebbe far levitare notevolmente questo numero.

 

Anche perché nei prossimi mesi verranno al pettine una serie di problemi, dall’intensificarsi delle scadenze fiscali (oltre alle scadenze ordinarie scadono anche le rottamazioni sospese nel 2020 e nel 2021) alla fine delle moratorie (sono ancora sospesi circa 69 miliardi, il 25% di tutte le moratorie accordate da marzo 2022), che vanno tutti nella direzione di drenare liquidità alle imprese, liquidità che non sempre è disponibile, se è vero che, secondo quanto ha anticipato ItaliaOggi il 23 settembre, la scadenza delle rate della rottamazione delle cartelle del 2020 non è stata rispettata da 800 mila contribuenti su un milione e 800 mila: quasi la metà delle imprese non è riuscita a far fronte ai propri impegni. In queste condizioni, un atteggiamento rigido del sistema creditizio non può che portare ad una impennata dei fallimenti, con le inevitabili ripercussioni sul sistema economico, sull’occupazione e, alla fine, anche sulle stesse banche. Un circolo vizioso per contrastare il quale sarebbe opportuna la massima attenzione anche del mondo politico.


FONTE: ITALIAOGGI



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