Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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L'UE CRITICA DRAGHI: POCHE GARANZIE SULLA RIDUZIONE DEL DEBITO

Pubblicato il 25 novembre 2021 alle 08.25

L’Italia resta un fattore di rischio per l’eurozona, e le intenzioni di Mario Draghi, su cui i partner europei fanno affidamento, non sembrano fugare i dubbi. Un primo esame del progetto di bilancio richiama il governo. «All'Italia è stato raccomandato dal Consiglio di limitare la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale. Si prevede che ciò non sarà sufficientemente garantito», recita il documento della Commissione europea inserito nel più ampio pacchetto del semestre europeo, il ciclo di coordinamento della politica economica.

Si riconosce la necessità di sostenere l’economia, ma l’impressione di Bruxelles è che si stia approfittando di questa necessità dettata dai contraccolpi della pandemia a scapito della tenuta nazionale e dell’area euro. Per questo la Commissione «invita l'Italia ad adottare, nell'ambito del processo di bilancio nazionale, le misure necessarie per limitare la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale».

Richiami sulla legge di bilancio che trovano la loro spiegazione nel rapporto sul debito. Il meccanismo di allerta, come viene chiamato, è il processo di controllo e monitoraggio continuo per tutti quegli Stati membri che hanno situazioni di finanze pubbliche e condizioni economiche che possono rappresentante un fattore di rischio e contagio. L’Italia è uno di questi fattori di rischio.

Nel complesso, la Commissione ritiene «opportuno esaminare ulteriormente la persistenza dei rischi macroeconomici e monitorare i progressi nella risoluzione degli squilibri eccessivi». Le conclusioni dell’analisi per l’Italia parlano chiaro. Ma si tratta di un atto dovuto, tiene a precisa Paolo Gentiloni. «Gli squilibri macroeconomici, in molti casi inaspriti dalla pandemia, richiedono attenzione», spiega il commissario per l’Economia.

Preoccupa soprattutto il forte sostegno pubblico alle imprese non finanziarie. Attualmente «il debito societario è pari o molto vicino al livello più alto dalla metà degli anni Novanta», e l’intervento pubblico espone il Paese, già troppo indebitato. Il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 155,6%. «Oltre la metà dell'aumento del rapporto debito/PIL è derivato dall'effetto denominatore», vale a dire una bassa crescita. Quindi serviranno misure e azioni per trainarla.

Anche perché l’Italia impiegherà del tempo prima di rientrare completamente dalle perdite da lockdown. «Alcuni Paesi con importanti perdite di quote di mercato delle esportazioni nel 2020 dovrebbero recuperare solo una parte delle perdite nel prossimo futuro», prevede l’esecutivo comunitario. Nella lista figura anche lo Stivale.

C’è poi la questione della banche e dei loro crediti deteriorati, prestiti che fanno fatica a farsi rimborsare. La riduzione dell'incidenza dei crediti deteriorati (NPL) è ulteriormente progredita, ma, al 4,5% nel primo trimestre del 2021, rimane al di sopra della media dell'area dell'euro del 2,4%.

Forte debito, bassa crescita, esposizione a prestiti di cui si fatica a rientrare. La situazione italiana è questa, e allora si chiede «prudenza», soprattutto dal lato della spesa. Da Draghi si attende qualche correzione. «La priorità adesso è dare la giusta forma alle riforme e agli investimenti» che servono, avverte Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione Ue responsabile per un’Economia al servizio delle persone. Che attende rassicurazioni sulla legge di bilancio, considerata troppo poco prudente e, date le circostanze, spericolata.


FONTE: LA STAMPA



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