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REQUISITO SOGGETTIVO DI FALLIBILITA'

Pubblicato il 16 gennaio 2022 alle 14.00

La normativa fallimentare prevede la dichiarazione di fallimento qualora siano rispettati contemporaneamente il requisito soggettivo e quello oggettivo.

Il primo requisito è disciplinato dal primo comma dell’articolo 1 della legge fallimentare, per cui sono soggetti a fallimento e/o concordato preventivo esclusivamente gli imprenditori commerciali privati, ovvero le imprese indicate nell’art. 2195 c.c., il cui testo è il seguente: << Sono soggetti all’obbligo della registrazione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:

1) Un’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi;

2) Un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;

3) Un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;

4) Un’attività bancaria o assicurativa;

5) Altre attività ausiliarie delle precedenti.

Le disposizione della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano. >>.

Da tale definizione, ad esempio, possiamo comprendere come non siano soggetti a fallimento o a procedure concorsuali gli enti pubblici, i consorzi, gli imprenditori agricoli, i dipendenti, i professionisti intellettuali (Es: avvocato, commercialista ecc.) e le società tra professionisti.

Ma non è tutto. L’art. 1 della legge fallimentare prosegue ponendo dei paletti anche per gli imprenditori commerciali tramite una condizione negativa, specificando quelli che viceversa ne sono esclusi. In altri termini, all'interno della categoria degli imprenditori commerciali privati non sono soggetti a fallimento coloro che rispettano contemporaneamente i seguenti tre requisiti:

a) L’impresa ha avuto, nei tre anni precedenti il deposito dell’istanza di fallimento, un attivo patrimoniale (voci A, B, C, D, dello stato patrimoniale) annuo inferiore a 300.000 €.

La valutazione delle singole voci patrimoniali si deve basare sui criteri di valutazione previsti dall’art. 2426 c.c. (immobilizzazioni al costo di acquisto o produzione, i crediti secondo il valore presumibile di realizzazione, le rimanenze al costo di acquisto o di produzione, ecc.). Ad esempio, qualora l’imprenditore debitore possegga un immobile, la valutazione del superamento della soglia deve essere valutata sulla base del valore contabile iscritto in bilancio senza possibilità di rettifiche al valore reale di mercato (Cass. 01/10/2015 n. 19654).

b) L’impresa ha realizzato, nei tre anni precedenti al deposito dell’istanza di fallimento, ricavi lordi annui inferiori a 200.000 €.

Ai fini del predetto indice, rileva la voce A con esclusione della voce A4 (incrementi immobilizzazioni per lavori interni) e i proventi finanziari.

c) I debiti accumulati (scaduti e non) sono di valore complessivo inferiore a 500.000 €.

In conclusione, è sufficiente che anche solo uno dei requisiti predetti non venga rispettato per essere soggetti a procedura fallimentare o di concordato preventivo.

L’onere della prova di non fallibilità spetta all’imprenditore, il quale dovrà dimostrare il rispetto dei limiti dimensionali esposti.


Dott. Caglieri Simone



 

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