Rassegna stampa e blog

Rassegna stampa

GLI EFFETTI PATRIMONIALI DEL FALLIMENTO

Pubblicato il 15 giugno 2022 alle 14.50

A seguito della sentenza dichiarativa di fallimento, dal punto di vista patrimoniale l’imprenditore subisce l’istituto dello spossessamento, cioè la perdita dei seguenti poteri:

a) Spossessamento del potere di amministrazione.

Il potere di amministrare l’impresa viene affidata al curatore fallimentare.

Logicamente, nel caso delle società, saranno soggetti a spossessamento gli organi preposti (amministratori o, eventualmente, i liquidatori).

b) Spossessamento del potere di disposizione del proprio patrimonio, i quali vengono assegnati al curatore fallimentare.

Questi effetti patrimoniali, unitamente al divieto di azioni esecutive imposte ai creditori dell’impresa, consente di ottenere la cristallizzazione del patrimonio del debitore, che viene per così dire “congelato” nel momento dell’apertura della procedura fallimentare e da quel momento destinato alla soddisfacimento dei creditori sociali secondo principi di par condicio creditorium.

Il legislatore stabilisce che sono oggetto di spossessamento SIA i beni che compongono il patrimonio del debitore al momento dell’apertura della procedura SIA i beni che pervengono al fallito durante il fallimento (cioè quei beni che entrano nel patrimonio del fallito dopo la dichiarazione di fallimento). Per “beni” la normativa si riferisce in generale a qualsiasi elemento suscettibile di valutazione economica, compresi eventualmente anche i rapporti giuridici e le situazioni soggettive attive come diritti, poteri, facoltà ecc..

Vi sono però alcuni beni che non sono soggetti a spossessamento:

- I beni antieconomici.

Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura fallimentare qualora i costi da sostenere per il loro acquisto e/o la loro conservazione risultino superiori al presumibile valore di realizzo dei beni stessi;

- I beni impignorabili.

Sono beni impignorabili i beni ed i diritti di natura strettamente personali (diritti potestativi, lo stato di cittadinanza, l’azione di annullamento del patrimonio, il contratto di locazione dell’immobile in cui egli abita ecc.) e le cose mobili non pignorabili per legge (es: anello nuziale, i fornelli di cucina, il frigorifero, la biancheria ecc.);

- Gli assegni aventi carattere alimentare, gli stipendi, pensioni, salari e tutto ciò che il fallito guadagna con la sua attività, entro i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della sua famiglia.

- I beni di proprietà del debitore che, al momento della dichiarazione di fallimento, erano in godimento a terzi.

Si pensi, per fare un esempio, al bene ceduto in locazione finanziaria dalla società di leasing dichiarata fallita;

- I beni soggetti a misure antimafia (sequestro o confisca).

c) Spossessamento della capacità processuale. Nelle controversie, in corso o nuove, relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore.

<< Il debitore viene quindi privato della legittimazione passiva e attiva nelle controversie a carattere patrimoniale relative a beni e rapporti compresi nel fallimento >>.

In conclusione è bene sottolineare come, conseguentemente al principio dello spossesso fino ad ora esaminato, il legislatore stabilisce che << sono inefficaci gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti o ricevuti dopo la dichiarazione di fallimento >>. In altre parole si possono presentare due diverse situazioni:

1) Il fallito ha effettuato un pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, per cui il terzo dovrà restituire la somma incassata;

2) Il fallito ha riscosso una somma di denaro successivamente alla dichiarazione di fallimento, per cui il terzo dovrà ripetere il pagamento in favore della massa dei creditori.


Dott. Caglieri Simone



 

Categorie: Tutte le notizie, Blog, Crisi d'impresa e procedure concorsuali


Commenti disabilitati.