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L'IMPRESA FAMILIARE

Pubblicato il 27 giugno 2022 alle 14.15

Nell’esercizio dell’impresa, l’imprenditore si può avvalere dell’ausilio e della collaborazione dei suoi familiari. In tal senso il legislatore si è preoccupato di tutelare la posizione dei familiari che collaborano con l’imprenditore per cui: << è familiare l’impresa in cui prestano in modo continuativo la loro attività di lavoro i familiari, ritenendosi tali il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo >>.

Si badi che l’impresa familiare non è una società, ma resta un’impresa individuale, con un unico imprenditore dove i familiari sono solo collaboratori. Il lavoro prestato dal familiare deve essere “continuativo”, il che esclude che si possa parlare di impresa familiare nel caso in cui il familiare presti la propria attività di lavoro in modo occasionale nell’impresa o nella famiglia; inoltre la normativa non prescrive un numero minimo di partecipanti, per cui potrà aversi impresa familiare anche se il titolare ammetta a parteciparvi uno solo dei soggetti indicati nel novero dei familiari

In ogni caso, la disciplina dell’impresa familiare non si applica quando il lavoro dei familiari nell’impresa è prestato in base ad un contratto espresso (Es: lavoro subordinato). Lo scopo perseguito dal legislatore è evidente: viene assicurata una cerca tutela al familiare che presta la sua opera senza aver avuto l’avvedutezza di pretendere la stipulazione di un preciso contratto. Nello specifico ai familiari che lavorano nell’impresa sono riconosciuti i seguenti diritti:

a) Diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia;

b) Diritto alla partecipazione agli utili dell’impresa in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato (ma non l’obbligo a partecipare alle perdite);

c) Diritto al voto sulle decisioni inerenti l’impiego degli utili, incrementi del patrimonio aziendale e decisioni inerenti la gestione straordinaria;

d) Diritto di liquidazione della quota di partecipazione all’impresa nel caso di cessazione del rapporto di lavoro o di cessione dell’azienda;

e) Diritto di prelazione in caso di trasferimento dell’azienda familiare o di divisione ereditaria.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 5 settembre 2012, n. 14908, ha stabilito che nell'impresa familiare la scrittura privata assume un ruolo decisivo nei rapporti di partecipazione agli utili. Infatti intervenendo tra partecipante e imprenditore, questo determina le quote di partecipazione agli utili dell'impresa e serve a dimostrare, per il partecipante nei confronti dell'imprenditore, l'esistenza e l'entità della partecipazione all'impresa familiare stessa in proporzione alla qualità e alla quantità del lavoro che viene prestato.


Dott. Caglieri Simone



 

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