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PORTI TURISTICI ITALIANI POCO SOSTENIBILI

Pubblicato il 28 giugno 2022 alle 08.50

I porti turistici italiani non sfruttano al meglio le proprie potenzialità e non puntano sulle certificazioni di sostenibilità, come risulta da uno studio dell'Università di Genova analizzando un campione di 255 porti turistici del Mediterraneo di cui 76 italiani. Nello specifico il campione è composto da porti che provengono da Italia (76 porti), Croazia (37), Spagna mediterranea (31), Francia mediterranea (27), Turchia (18), Grecia (16), Malta (6), Montenegro (6), Cipro (3), Gibilterra (3) e Tunisia (2). L’analisi dei ricercatori si è focalizzata sulle certificazioni Iso ricevute o anche le Bandiere Blu e su come vengono comunicate agli utenti. A livello generale lo studio nota come «circa la metà dei porti analizzati comunica il possesso di almeno una certificazione, sebbene non sempre specifica per il comparto della portualità, quali la ISO 9001 e la ISO 14001.

Praticamente assenti sono invece la ISO 13687 e la ISO 21406, concepite espressamente per certificare la qualità dei porti». Note dolenti per l’Italia dove solo il 26% del campione ha almeno una certificazione. Stesso dato di Francia ma inferiore a Croazia (73% con certificazione) e Spagna (50%). 

Due i motivi, secondo i ricercatori, il primo di matrice culturale: «Non si coglie il potenziale contributo che le certificazioni possono dare alla gestione del porto e al suo posizionamento, attraverso un'azione tanto interna sui processi organizzativi e la qualità dei servizi offerti, quanto esterna sull'immagine del porto nella percezione del cliente».

Una seconda motivazione può essere ricondotta «alle difficoltà nel processo di ottenimento e mantenimento delle certificazioni stesse, legate sia al soddisfacimento dei requisiti richiesti sia ai costi monetari e organizzativi associati al processo stesso»..


FONTE: IL SOLE 24 ORE



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