Dott. Caglieri Simone

Consulente aziendale, esperto in controllo di gestione e crisi d'impresa

Rassegna stampa

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IL PEGNO - CENNI DI DIRITTO

Pubblicato il 03 settembre 2021 alle 14.45

Il pegno è il diritto reale di garanzia costituito sopra:

- Beni mobili non registrati;

- Universalità di mobili;

- Crediti (art. 2784 comma 2 c.c.).

Ai sensi dell’art. 2784 comma 1 c.c., il bene può essere di proprietà del debitore o anche di un terzo che accetta di vincolarlo per il debito altrui.

Vediamo di seguito le regole principali su costituzione ed esercizio del diritto.

La costituzione del pegno presuppone due elementi essenziali:

1) Il titolo costitutivo, rappresentato dall’accordo – che dà luogo ad un contratto – fra il proprietario della cosa e il creditore. Tale contratto deve risultare da un atto scritto con data certa (art. 2787 comma 3 c.c.);

2) Lo spossessamento consiste nel fatto che il proprietario rilascia il possesso della cosa, consegnandola al creditore o a un terzo scelto d’intesa fra le parti, che ne acquista il possesso e la custodia (art. 2786 c.c.). Senza lo spossessamento, il pegno non nasce; se esso viene meno in seguito, perché la cosa esce dal possesso del creditore o del terzo custode, il creditore non può far valere la prelazione (art. 2787 comma 2).

Lo spossessamento è essenziale, perché realizza l’indispensabile funzione di pubblicità di cui si è detto sopra. Nel caso di pegno su credito, non potendosi applicare il materiale spossessamento, per realizzare la necessaria funzione di pubblicità occorre che la costituzione del pegno venga notificata al debitore del debitore, o venga da costui accettata con scrittura di data certa (art. 2800 c.c.). Solo a questo punto, infatti, il debitore del debitore è messo in grado di sapere che non deve pagare il suo creditore, ma il creditore (pignoratizio) del suo creditore.

Quanto all’esercizio del diritto, il pegno presenta i seguenti caratteri:

a) Il creditore che ha nelle sue mani la cosa data in pegno deve custodirla, ai sensi dell’art. 2790 c.c.;

b) In riferimento all’oggetto del pegno, il creditore non può né usare né farla usare da altri ai sensi dell’art. 2792 c.c.;

c) Il creditore può percepire i frutti del bene oggetto di pegno “a parziale scomputo del suo credito”, ai sensi dell’art. 2791;

d) Una volta che il debitore abbia pagato integralmente il proprio debito, può esigere la restituzione della cosa, ai sensi dell’art. 2794 c.c.: se però il pegno ha per oggetto cose fungibili (ad esempio un certo quantitativo di titoli di Stato), basta restituire lo stesso quantitativo di cose dello stesso genere;

e) Se alla scadenza il credito non viene spontaneamente adempiuto, il creditore può far vendere la cosa secondo una particolare procedura pubblica, ai sensi dell’art. 2796 e seguenti c.c., e quindi prelevare dalla somma ricavata quanto gli è dovuto. Ciò che eventualmente residua serve a pagare i creditori chirografari; oppure, se non ci sono altri creditori, viene attribuito al debitore;

f) Per evitare le lungaggini della procedura di vendita forzata, il creditore può domandare al giudice che la cosa, dopo essere stata stimata, gli venga direttamente attribuita in proprietà, a soddisfazione parziale o totale (e salvi eventuali conguagli) del suo credito, ai sensi dell’art. 2798 c.c..


Dott. Caglieri Simone



 

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